il Molise - Laghi e Fiumi

VIVERE I LAGHI DEL MOLISE:
CASTEL SAN VINCENZO E L'ANTICA TERRA VULTURNENSE


L'ABBAZIA DI SAN VINCENZO AL VOLTURNO
La Cripta di Epifanio
Il monumento che subito si associa all'abate Epifanio è, come ovvio, la cripta affrescata realizzata nella "chiesa nord". Essa è comunque solo una delle numerose novità che troviamo in questo periodo nella parte settentrionale del monastero. La cripta e il santuario della chiesa furono realizzati al medesimo momento. La prima sembra essere stata concepita come cappella funeraria per l'abate: la sua sepoltura doveva essere stata sistemata al di sotto di una piccola fenestella confessionis. Al di sopra, nel santuario, un elegante triconco fu inserito nella preesistente abside. La navata, con il suo schema decorativo risalente all'VIII secolo, sembrerebbe essere rimasta inalterata, ma di fronte alla chiesa fu edificato un atrio nel quale venne ricavato un piccolo cimitero. La lettura degli affreschi eseguiti nella cripta è cosa quanto mai complessa. Stando al senso complessivo della raffigurazione, tutto il ciclo di affreschi è permeato della profonda influenza che sulla cultura del monastero ebbero la figura dell'abate Ambrogio Autperto ed i suoi studi sulla Apocalisse di S. Giovanni. La finestrella situata sul lato opposto all'entrata è l'unica fonte di luce naturale dell'ambiente. Al di sopra di tale apertura una mano distesa, simboleggiando l'Eterno, allude all'origine soprannaturale di questa luce e ne accentua il significato di potenza. Squarciando le tenebre della cripta, che rappresentano quelle dello spirito, simboleggia il rivelarsi della Verità. Sul fascio della luce è Cristo seduto in trono sul globo del mondo, in veste di Pantokrator, ovvero signore del tutto. Egli è posto a crocevia tra la parete verso la navata, ove si narra della Incarnazione del Verbo in Cristo, che apre la porta alla salvazione dell'uomo, e la parete verso l'abside, ove tutto si conclude nella sintetica, ma esplicita, allusione al giorno del Giudizio Finale. Della vita del Cristo sono date poche, simboliche, scene che enfatizzano il ruolo della Vergine come tramite per l'Incarnazione del Figlio, venuto ad annunciare la salvezza.




Il Museo della Fauna Appenninica di Castel San Vincenzo
Ufficialmente aperto nell'agosto del 1997, il Museo offre ai suoi visitatori l'intero campionario della preziosa fauna delle Mainarde. La sua apertura si deve alla tenacia del naturalista Oscar Caporaso, che nacque e visse per lunghi anni in questo tranquillo angolo delle Mainarde, coltivando interessi da ricercatore e distinguendosi per competenze da scienziato. Proprio a lui si deve la raccolta della collezione ornitologica ed entomologica ospitata nel Museo, che a partire dall'anno 2000 reca il suo nome. Tra gli esemplari imbalsamati troviamo anche il Lupo, la Lince, il Cervo ed altri ungulati ubicati al piano terra di un grazioso palazzotto baronale, opportunamente restaurato dal Parco per renderlo idoneo ad ospitare il Museo. La sua sede è nel centro storico di Castel San Vincenzo.



Cerro al Volturno
Un'estensione di 2.369 ettari, 14 centri abitati, quasi 1500 abitanti, un'altezza media di 500 metri s.l.m.: queste alcune delle caratteristiche di Cerro al Voltumo. Una lunga storia interessa questo borgo ed il suo spettacolare castello. La sua specificità è infatti un' imponente fortezza del XV sec. che domina l'intero centro abitato e tutta l'Alta Valle del Volturno. La roccaforte è costruita su una fortificazione longobarda posta in cima ad una conformazione rocciosa intorno a cui si sviluppa il nucleo principale dell'abitato, diviso in due borghi raccolti intorno alla chiesa di Santa Maria Assunta e a quella dei SS Pietro e Paolo. Legata alla costruzione del quattrocentesco castello Pandone è la nascita della Chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta in Coelo, al cui interno sono conservate tre pale del XVII secolo, mentre nel sagrato sono presenti due cippi funerari di epoca romana (III-IV sec. d.C.). Molto interessante è il campanile a vela del XVII secolo. Sviluppatasi nel borgo denominato Cerro, la Chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo è stata più volte restaurata. Al suo interno sono un magnifico altare in marmo policromo e due navate laterali. Dotata di poderoso campanile ad angolo, la torre campanaria è datata al 1300. Cerro sarebbe stato fondato nell'889 dall'abate Roffredo di San Vincenzo al Volturno che condusse una colonia di contadini in una località detta Cerrum dalla presenza di alberi di cerro (pianta ad alto fusto della famiglia della Quercia) che vi crescevano in abbondanza. Ancora oggi il gonfalone del paese reca sul campo un cerro, all'ombra del quale un maiale mangia ghiande e sulla cui sommità campeggia la scritta Fortitudo Cerri, la forza del Cerro. La storia del comune è legata a quella dell'Abbazia di San Vincenzo al Volturno, come si apprende dal noto Chronicon Vulturnense. Appartenuto nel XV secolo alla famiglia dei Pandone, conti di Venafro, ed in seguito alienato a diverse famiglie nobiliari, oggi il castello Pandone, padronale e più volte restaurato, è adibito ad esclusivi Bed & Breakfast e ristorante.



SCAPOLI: Il Museo Civico della Zampogna
Nei suoi numerosi spazi sono stati ricavati biblioteca, cineteca, sala d'attesa, fonoteca insonorizzata, sala conferenze, sala video, sala mostre, punto vendita, mentre al piano terra è stata riprodotta una bottega artigiana della zampogna con strumenti di lavoro, ciocchi di legno (ciliegio, in particolare, ma anche prugno ed olivo, legni della zampogna) e, alle pareti, i volti sorridenti di illustri costruttori scapolesi di zampogna (Benedetto Di Fiore, Gerardo Guatieri, Ettore Di Fiore, Luciano Di Fiore), che hanno trasmesso alle nuove generazioni la propria incomparabile arte. Oltre alle zampogne scapolesi e a quelle italiane di Sicilia, Sardegna, Lombardia, Piemonte, Puglia, Veneto e Calabria, sono presenti strumenti pregiatissimi provenienti da Croazia, Istria, Francia, Irlanda, Scozia, Turchia, Macedonia, Inghilterra, Germania, Anatolia, Grecia, Bulgaria, Ungheria, Polonia, Spagna, Slovacchia, Romania, Kurdistan, Azerbajan e persino dall'India, da un territorio aborigeno dell'Australia, dal Tibet, da Bali, dalla Mongolia, dalla Cina, dall'Argentina, dalle Ande, dal Perù, oltre che da Vietnam, Cambogia e Senegal.



Il Museo dell'Orso di Pizzone
Senza dubbio si tratta della maggiore iniziativa che l'Ente Parco ha avviato nel territorio mainardico e in special modo a Pizzone: il Centrovisita dell'Orso Bruno Marsicano con annessa area faunistica (in via di completamento), che in futuro ospiterà veri esemplari di Orsi. Per il momento è in funzione la sola struttura museale interamente ristrutturata e dedicata alla biologia dell'orso ed alle sue problematiche di conservazione. Un'ampia sala per proiezioni multimediali capace di ospitare quasi cento persone è il fiore all'occhiello di questa struttura, che al piano terra, oltre alla reception con interessanti volumi sul Parco e souvenir, presenta altre stanze: queste, in sequenza logica, portano il visitatore ad un facile approccio con questo animale ormai raro, che da quasi 400 anni vive isolato nel cuore dell'Appennino.



Rocchetta "Alta"
Rocchetta Alta o "Vecchia" è un piccolo borgo fortificato situato su uno spuntone di roccia a circa 725 m. s.l.m., alla destra dell'alto corso del fiume Volturno e con una netta prevalenza di edifici definibili "fatiscenti" o in cattivo stato di conservazione tanto che risulta completamente disabitato. Il centro storico ha una caratterizzazione morfologico-ambientale tipica di molti paesi nelle zone montane dell'Alto Volturno: tipologia di casa bassa ad uno, due e tre piani, realizzata con la tecnologia povera della muratura costruita con grossi spessori in sasso locale, spesso mal legato, solai piani in legno oppure a volta in mattoni e sasso, tetti in coppi. Il Centro è costituito da case strette l'una all'altra spesso addossate alla roccia della montagna, servite da strette stradine che anche con forte pendenza si arrampicano tra le case, diventando talvolta ripide scalette. Rocchetta Alta allo stato attuale conserva poche strutture edilizie medioevali e dell'antico giro di mura sopravvive solo la porta meridionale parzialmente inglobata in costruzioni successive, una facies sei-ottocentesca che deriva dalla ristrutturazione o meglio dalla ricostruzione del centro dopo i famosi terremoti che sconvolsero l'intera valle del Volturno, nel 1349 prima, e un secolo più tardi, nel 1456.


***


- Il Lago di Castel San Vincenzo e l'antica Terra Vulturnense
Guida - download, 10Mg - .pdf

Provincia di Isernia Provincia di Campobasso


Enti Promozione Turistica

Enti Regionali di Promozione Turistica: Consorzio Turistico ATM - COMOLTUR - Acque Chiare - Consorzio Molise Promozione - Consorzio Turistico Molse Natura - Korai

Contatti

Gli Uffici, i Numeri Telefonici, Fax, e-mail - Come Comunicare con l'Assessorato al Turismo

Crediti

Il Portale Turistico della Regione Molise è stato realizzato dall'Assessorato al Turismo ...