Vivi il Molise - Le Chiese


Chiesa di Sant'Amico

La chiesa fondata secondo una tradizione, non suffragata da alcuna documentazione, nel XII secolo, ha subito numerose vicende edilizie.
Probabilmente l'originario oratorio normanno fu ampliato ai tempi della controriforma: infatti campeggia sulla facciata il motto dei Gesuiti: "Ad Maiorem Dei Gloriam". Presenta un impianto rinascimentale a croce greca irregolare con ampio transetto che lascia supporre una rotazione di assi dovuta ad interventi ristrutturativi ed ampliamenti. Nel 1842, a seguito di un restauro, l'edificio fu ampliato; restauri successivi risalgono al 1926. Pregevole è l'altare dedicato a San Rocco, con la statua del santo opera del Colombo, e bellissimo è l'organo plurifonico del 1851.
Preziosa è la "Pace di Sant' Amico", una tavola in argento del 1520, con la Deposizione, che viene posta in ostensione in rari casi.
Ricco l'archivio parrocchiale di documenti e pergamene antiche.


Chiesa di Sant'Antonio Abate

La chiesa fu fondata nel 1128 a ridosso delle mura di cinta urbane nei pressi di una delle porte di principale accesso alla città. Fino ad alcuni anni fa il calpestio della chiesa era soggiacente al piano stradale di nove scalini: nel 1965 è stato adeguato. A pianta rettangolare con cappelle laterali, ristrutturata nel sec. XVIII, conserva della fabbrica originaria romanica il portale ad ogiva delicatamente intarsiato, di ispirazione normanna; una finestra a volute barocche sostituisce il motivo del rosone. Di particolare interesse, imponente per la sua bellezza, è lo svettante campanile settecentesco, opera di scuola Vanvitelliana del 1725. L'interno ad una navata, con dieci cappelle laterali, divise da paraste di ordine ionico, presenta caratteristiche di stile barocco-rococò, con cinque altari per lato. Un restauro del 1925 ha abbellito la chiesa con decorazioni e stucchi. Sulla parete frontale spicca l'altare maggiore settecentesco, in marmi policromi, ed è presente una grossa tela che raffigura la "Moltiplicazione dei pani". Nella volta sono affrescati "Il Giudizio finale" "Il sacrificio di Isacco", "La cacciata dal Paradiso terrestre", e la "Consegna delle Tavole a Mosè" opera del pittore agnonese Francesco Palumbo, del XVIII secolo. Dello stesso autore sono anche le tele riproducenti la "Natività" e la "Madonna del Carmelo".

Chiesa di Sant'Emidio

Realizzata extramoenia a seguito del terremoto del 1096, che dovette distruggere il casale delle "Civitelle", la fabbrica assunse le attuali strutture e dimensioni nella tarda età angioina. In origine in stile gotico subì trasformazioni settecentesche barocche: infatti, di eccezionale rilievo, conserva un portale gotico ricco di decorazioni a prevalenti matrici geometriche, sormontato da un ampio rosone rimaneggiato ed in parte ricostruito nel corso di restauri anche recenti. La facciata della chiesa è a capanna. Al centro, in alto, si trova una statuetta raffigurante S. Emidio Vescovo in atto benedicente, mentre regge con l'altra mano il modellino di una città scossa dal terremoto. L' interno, a pianta quadrilatera irregolare è a due navate, con ampi arconi durazzeschi, l'una coperta da cassonato e l'altra da semplici orditure a capriate: la più antica è quella che corrisponde al portale. L' arredo interno è particolarmente ricco di altari e statue in legno intarsiato. Nella navata destra è interessante l'altare ligneo barocco della "Sacra Famiglia", tripartito, opera in legno dorato ricca di motivi scultorei e di pitture ad olio raffiguranti : la "Natività", la "Sacra Famiglia", la "Fuga in Egitto" e "Cristo tra i Dottori della Chiesa". Nella navata sinistra si conservano le statue lignee di Cristo e gli Apostoli di scuola napoletana del '600. In questa chiesa vi sono sculture di Giovanni Duprè e della figlia Amalia.
Alla chiesa si affiancano una serie di ambienti che ospitano la biblioteca Emidiana e nei sottostanti locali una sala adibita alla custodia dei reperti archeologici recuperati dall'Archeoclub di Agnone.

Chiesa di San Marco

Risalente all' XI secolo, la chiesa si identifica con la storia della fondazione urbana, in quanto dedicata al Patrono di Venezia: fu infatti costruita da artisti veneziani chiamati da Landolfo Borrello. Il portale è di epoca romanica; la presenza del campanile nel fronte principale ed il liscio fronte absidale lasciano presupporre un'inversione dei ruoli originari. Un possente campanile a tre ordini, di cui solo l'ultimo finestrato, interrompe la piatta facciata nella quale si staglia un portale rinascimentale di ottima fattura. A pianta quadrilatera irregolare la chiesa si presenta a una navata, priva di transetto, con profonde cappelle laterali, soffitto cassettonato, in stile barocco veneziano con decorazione policroma avente per motivo caratterizzante, una fuga di colonne scanalate semincassate, concluse con capitelli corinzi. L'altare maggiore è sistemato al di là di tre archi di stile gotico-veneziano. La fabbrica è stata oggetto, di recente, di un buon restauro ad opera dell'architetto Giovannucci della Soprintendenza molisana, che ha messo in evidenza l'interessante stratificazione delle formelle medioevali murate nel fronte, gli archi ad ogiva del setto absidale, la tessitura muraria in pietrame locale disposto a filari irregolari ed il ricco corredo decorativo del XVII e XVIII secolo. All'interno sono presenti molti motivi di arte barocca, sia negli altari lignei molto pregevoli ( tra questi, quello della Madonna del Rosario che rappresenta l'espressione più bizzarra del barocco), che in alcuni dipinti. Tra le statue, interessanti sono quella lignea della "Madonna del Bambino" del XIII-XIV secolo e la statua di S. Nicola opera dello scultore Silverio Giovannitti. Si conserva un ostensorio del peso di circa 6 kg., finemente cesellato, opera del XV secolo.

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