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Il Presidente della Regione Michele Iorio ha inviato una lettera al Rettore dell'Università degli Studi del Molise, prof. Giovanni Cannata, per proporre l'intitolazione della nuova Facoltà di Medicina e Chirurgia a Vincenzo Tiberio, medico di Sepino, che alla fine dell'ottocento, 34 anni prima del premio nobel per la medicina Fleming, scopri l'azione terapeutica delle muffe sugli organismi dischiudendo alla terapia umana il nuovo campo degli antibiotici.
Data - Date

9/2/2007

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COMUNICATO STAMPA

Il Presidente della Regione Michele Iorio ha inviato una lettera al Rettore dell'Università degli Studi del Molise, prof. Giovanni Cannata, per proporre l'intitolazione della nuova Facoltà di Medicina e Chirurgia a Vincenzo Tiberio, medico di Sepino, che alla fine dell'ottocento, 34 anni prima del premio nobel per la medicina Fleming, scopri l'azione terapeutica delle muffe sugli organismi dischiudendo alla terapia umana il nuovo campo degli antibiotici.
Questo il testo della lettera inviata al Rettore:
"Prof. Giovanni Cannata
Magnifico Rettore dell'Università
Degli Studi del Molise
Caro Rettore,

l'istituzione dell'Università per il Molise ha rappresentato per il passato, è oggi, e più ancora sarà per il futuro, un irrinunciabile volano di crescita culturale, economica e sociale. La sua presenza vigile e attenta sul territorio, capace di leggerne le aspettative e di correlarle alle politiche di formazione e di produzione scientifica nazionale ed europea, ha permesso in questi anni al Molise di fare enormi passi avanti in molti campi.
Un percorso iniziato molti anni fa e che ha visto negli scorsi mesi compiere un passo qualitativamente rilevante con la creazione delle tre nuove facoltà di Medicina e Chirurgia, di Ingegneria e di Lettere.
Il Molise vuole crescere con la sua Università riconoscendole il giusto ruolo di traino intellettuale che le compete e che del resto si è guadagnata sul campo.
In quest'ottica credo opportuno che proprio l'Università possa svolgere anche il ruolo di fortificare, valorizzare e promuovere la storia di questa regione e i suoi uomini più illustri contribuendo a dissipare l'opacità che il tempo talvolta crea su fatti, personaggi e avvenimenti sottraendoli per varie ragioni alla memoria collettiva.
E' il caso del medico Molisano Vincenzo Tiberio, nato a Sepino nel 1869 e laureatosi a Napoli all'Università Federico II, che, ben 34 anni prima del premio nobel Fleming, formulò l'ipotesi, avvalorata poi dai risultati delle ricerche sperimentali da lui condotte sia in vitro che in vivo, che alcuni ifomiceti (muffe) liberassero sostanze capaci di inibire lo sviluppo degli schizomiceti (batteri), nonché di attivare la risposta chemiotattica nell'organismo infetto. Scoperta che Tiberio nel 1895, giovane ricercatore della Regia Università di Napoli, pubblicò in un suo lavoro sperimentale (solamente in lingua italiana) dal titolo: "Sugli estratti di alcune Muffe" sotto la testata "Istituto D'Igiene della R. Università di Napoli – Annali di igiene sperimentale".
"Mai il termine "scoperta" sarebbe più appropriato e pertinente –scrive Italo Covelli, Professore Emerito di Microbiologia Clinica dell'Università Federico II- come in questo caso, volendosi far risalire l'inizio dell'era antibiotica all'accidentale contaminazione di una coltura su pianta di Staphylococcus Aureus con una muffa Peniccilium ed alla felice rilevazione della conseguente inibizione
della crescita batterica da parte di quel grande scienziato che fu Sir Alexander Fleming".
L'avvio alle ricerche di Tiberio fu dato da una geniale intuizione che seguì ad un'attenta e meditata riflessione "sul campo", ossia l'osservazione che l'acqua del pozzo della villa di Arzano, di solito innocua e potabile, diveniva chiaramente sorgente d'infezioni intestinali, talvolta gravi, per gli utilizzatori (familiari, servitù e contadini) in seguito all'asportazione della crosta verdeggiante che ne riscopriva copiosamente le pareti interne. Le manifestazioni enterocolitiche, osservò il Tiberio, andavano diminuendo progressivamente, fino a cessare, man mano che le pareti si rivestivano di muffe verdeggianti, per riprendere, più vivaci che mai, allorquando si procedeva ad una nuova ripulitura.
La felice intuizione del giovane Tiberio cadde nell'oblio fino al 1947 quando il famoso storico della Medicina, prof. Pezzi, scoprì la sua pubblicazione in una biblioteca facendone partecipe il mondo scientifico.
L'entusiasmo del Pezzi nello scoprire che un italiano fosse l'antesignano della scoperta della penicillina si testimonia in un suo scritto del 1955 che testualmente recita "toccò proprio a me, nel 1947, la grande ventura di rinvenire nel corso di mie ricerche storico-mediche, quel fascicolo degli Annali d'Igiene sperimentale dell'anno 1895 che a pagina 91 e segg. Che contiene il lavoro "Sughi estratti di alcune muffe. Ricerche del dottor Vincenzo Tiberio". Ebbi, così, una delle rivelazioni più entusiasmanti della mia vita di questo cultore della Storia della medicina: ad un italiano, a questo italiano, finora ignoto, spettava l'onore di aver dischiuso alla terapia umana il nuovo campo degli antibiotici".
E ancora "…Non intendo aggiungere commenti a questi dati di fatto che, pur non infirmando il grandissimo valore dell'opera di Fleming e degli altri studiosi (Florey e Chain) dimostra tuttavia, con evidenza inoppugnabile, come il Tiberio sia stato precursore nel campo degli Studi sulla penicillina e le altre sostanze ad azione antibiotica".
Di Tiberio, dopo la riscoperta del Pizzi, si occupa anche l'illustre farmacologo Piccini che nel 1951 scrive: "Mi piace ricordare come nella gloriosa Università di Napoli abbia avuto inizio – oltre mezzo secolo fa- tale proficuo metodo d'indagine microbiologica, per opera di un geniale figlio dell'alma terra molisana: Vincenzo Tiberio, medico di marina. L'attuale "era antibiotica" ha in lui il precursore glorioso. Così il valoroso microbiologo italiano ritrovò di proposito –e non per caso come Sir Alexander Fleming 34 anni dopo – l'azione preventiva e terapica delle muffe".
"Tiberio – aggiunge lo storico di medicine Castiglioni nel 1952- fu senza dubbio il primo a studiare le muffe e avere in seguito ad una serie di documenti
esprimenti di laboratorio, una chiara idea della loro importanza in campo terapeutico".
Si chiede infine il Professor Covelli se lo studio di Tiberio fosse stato tradotto in inglese, in francese e in tedesco, quale ripercussione esso avrebbe avuto nel mondo scientifico internazionale, e quale applicazione pratica ne sarebbe scaturita a livello globale già agli inizi del '900.
E' questa una lunga, ma indispensabile premessa necessaria ad accompagnare opportunamente la mia richiesta di voler verificare opportunamente la possibilità di intitolare a Vincenzo Tiberio, "geniale figlio dell'alma terra molisana" la nuova Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi del Molise tributandogli così il giusto onore per la sua scoperta e additandolo alle nuove generazioni come esempio scientifico e culturale.
Un invito, il mio, doveroso, e sostenuto dal Sindaco di Sepino, Antonio Mosca, che in una missiva mi sollecita un impegno diretto e concreto per ricordare questo illustre molisano.
Conoscendo la Tua spiccata sensibilità sono certo vorrai approfondire le ricerche sul dottor Tiberio e tributargli nel giusto modo gli onori per il lavoro scientifico e per la scoperta che ebbe a compiere.
Ti saluto con stima.

Campobasso, 8 febbraio 2007
On. Michele Iorio"

Campobasso, 9 febbraio 2007
L'Ufficio Stampa

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