REGOLAMENTO REGIONALE 27/02/2015, n. 1.
La presente pubblicazione non riveste carattere di ufficialità
TitoloRegolamento di attuazione della legge regionale n.13 del 6.05.2014 "Riordino del sistema regionale integrato degli interventi e servizi sociali"
OggettoServizi sociali - Sistema integrato - Destinatari - Interventi - Disciplina - Regolamento di attuazione
BollettinoBOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE MOLISE n. 5 del 28 febbraio 2015.
Catalogazione04.Assistenza sociale, volontariato
ModificheModificato art. 19 dalla legge n. regolamento 4/2016 art. 1
Modificato art. 20 dalla legge n. regolamento 4/2016 art. 2
Modificato art. 29 dalla legge n. regolamento 4/2016 art. 3
Modificato art. 30 dalla legge n. regolamento 4/2016 art. 4
Modificato art. 31 dalla legge n. regolamento 4/2016 art. 5
Modificato art. 33 dalla legge n. regolamento 4/2016 art. 6
Modificato art. 35 dalla legge n. regolamento 4/2016 art. 7
Modificato art. 42 dalla legge n. regolamento 4/2016 art. 8
Modificato art. 50 dalla legge n. regolamento 4/2016 art. 9
Modificato art. 51 dalla legge n. regolamento 4/2016 art. 10
Modificato art. 72 dalla legge n. regolamento 4/2016 art. 11
Modificato art. 26 dalla legge n. regolamento n. 1/2017 art. 1
Modificato art. inserito art. 60-bis dalla legge n. regolamento n. 1/2017 art. 2
Modificato art. 36 dalla legge n. regolamento n. 3/2017 art. 1
Modificato art. 51 dalla legge n. regolamento n. 3/2017 art. 2
Modificato art. 60-bis dalla legge n. regolamento n. 3/2017 art. 3
Modificato art. 36 dalla legge n. regolamento n. 4/2017 art. 1
Modificato art. 51 dalla legge n. regolamento n. 4/2017 art. 2
Modificato art. 60 bis dalla legge n. regolamento n. 4/2017 art. 3
Modificato art. 45 dalla legge n. regolamento n. 2/2018 art. 1
Modificato art. 50 dalla legge n. regolamento n. 2/2018 art. 2
Modificato art. inserito art.31-bis dalla legge n. regolamento n. 2/2018 art. 3
Modificato art. inserito art.54-bis dalla legge n. regolamento n. 2/2018 art. 4


TITOLO I
Articolo 1
(Ambito di applicazione)

1. Il presente regolamento disciplina l'attuazione della legge regionale 6 maggio 2014, n. 13 recante 'Riordino del sistema regionale integrato degli interventi e dei servizi sociali', di seguito denominata legge regionale, ai sensi dell'articolo 25 della predetta legge.
TITOLO I
RAPPORTI TRA ENTI PUBBLICI E SOGGETTI GESTORI

Articolo 2
(Ruolo dei soggetti del terzo settore nella gestione dei servizi)

1. Ai sensi dell'articolo 16 della legge regionale si considerano soggetti del terzo settore:
a)le organizzazioni di volontariato;
b)le associazioni e gli enti di promozione sociale;
c)le cooperative sociali;
d)le fondazioni;
e)gli enti di patronato;
f)gli enti riconosciuti delle confessioni religiose con le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese;
g)gli altri soggetti privati non a scopo di lucro.
2. Al fine di promuovere il miglioramento della qualità dei servizi e valorizzare il ruolo dei soggetti del terzo settore alla realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, i Comuni e/o l'Ambito Sociale, nella definizione delle diverse modalità di affidamento:
a)favoriscono la pluralità di offerta dei servizi e delle prestazioni sociali, nel rispetto dei principi di trasparenza e semplificazione amministrativa;
b)individuano forme di aggiudicazione tali da consentire la piena espressione della capacità progettuale ed organizzativa dei soggetti;
c)favoriscono forme di coprogettazione finalizzate alla definizione di interventi sperimentali ed innovativi per affrontare specifiche problematiche sociali;
d)definiscono adeguati processi di partecipazione e coinvolgimento dei cittadini anche nelle modalità di gestione dei servizi.
3. Nella gestione degli interventi e dei servizi sociali concorrono, nelle forme e nei modi previsti dalla legge regionale e dal presente regolamento, tutti i soggetti privati, con o senza finalità di lucro, che operino nell'ambito dei servizi alla persona e alla comunità.
4. I Comuni e/o l'Ambito Sociale, nella selezione dei soggetti a cui affidare gli interventi e i servizi sociali, sostengono e valorizzano il contributo dei soggetti del terzo settore al fine di promuoverne la capacità progettuale.
5. I soggetti del terzo settore che non presentano organizzazione di impresa, e quelli di cui al comma 1, lettere a), b), d), e), f), e che intendono concorrere alla realizzazione del sistema locale degli interventi e dei servizi sociali, possono svolgere esclusivamente attività e servizi che, in coerenza con le finalità istituzionali delle singole organizzazioni e nel rispetto della normativa vigente di riferimento, non presentino elementi di complessità tecnica e organizzativa.
6. Le attività e i servizi di cui al comma 5, comunque denominate, devono configurarsi in modo tale da consentire esclusivamente forme documentate di rimborso delle spese sostenute, escludendo contratti di appalto ed ogni altro rapporto di esternalizzazione di servizi. A tal fine, i Comuni e/o l'Ambito Sociale possono stipulare con i soggetti di cui al comma 1, lettere a), b), d), e) f), apposite forme di collaborazione avvalendosi dello strumento della convenzione e indire istruttorie pubbliche per la coprogettazione di interventi innovativi e sperimentali, con le modalità indicate nell'articolo 6. Per le organizzazioni di volontariato, la convenzione deve essere stipulata ai sensi del combinato disposto del presente comma e della legge 11 agosto 1991, n. 266 (Legge Quadro sul Volontariato).

Articolo 3
(Il Sistema di affidamento degli interventi e dei servizi sociali)

1. Al fine di realizzare il sistema integrato di interventi e servizi sociali, i Comuni e/o l'Ambito Sociale, nella definizione delle procedure di esternalizzazione dei servizi e delle prestazioni sociali di rispettiva competenza, individuano una o più tra le seguenti modalità gestionali:
a)affidamento degli interventi, delle prestazioni e dei servizi sociali mediante appalto di servizi ai soggetti di cui all'articolo 2, comma 1, lettere c) e g), tenuto conto della normativa nazionale vigente in materia di appalti e contratti pubblici;
b)acquisto degli interventi, delle prestazioni e dei servizi sociali, ovvero rilascio agli utenti di titoli validi per l'acquisto di servizi, a condizione che i soggetti erogatori risultino accreditati con le modalità stabilite all'articolo 9;
c)affidamento, mediante convenzionamento con i soggetti del terzo settore di cui all'articolo 2, comma 1:
1)dei servizi e delle attività di cui all'articolo 2, comma 5, in conformità a quanto stabilito nell'articolo 7;
2)degli interventi sperimentali e innovativi individuati con la coprogettazione, nei limiti e in stretta osservanza a quanto stabilito all'articolo 6.
2. Oggetto dell'acquisto o dell'affidamento, di cui al comma 1, lettere a) e b), deve essere l'organizzazione complessiva del servizio o della prestazione, con assoluta esclusione delle mere prestazioni di manodopera, che possono essere acquisite esclusivamente nelle forme previste della legge 24 giugno 1997, n. 196.
3. Ai fini dell'attuazione dell'offerta dei servizi di rispettiva competenza, i Comuni e/o l'Ambito Sociale adottano, contestualmente all'approvazione del Piano di Zona, il Regolamento unico per l'affidamento dei servizi e degli interventi sociali, in conformità a quanto previsto nel presente regolamento, e dalla normativa nazionale vigente in materia. Fino all'adozione del regolamento comunale e/odi Ambito, si applicano direttamente le disposizioni di cui al presente regolamento.
Articolo 4
(Requisiti generali per la partecipazione alle procedure per l'affidamento mediante appalto di servizi)

1. Ai fini della selezione dei soggetti a cui affidare la gestione dei servizi e degli interventi sociali i Comuni e/o l'Ambito Sociale tengono conto dei seguenti requisiti di ammissibilità:
a)iscrizione negli appositi albi regionali, ove previsti, in conformità con la natura giuridica dei soggetti;
b)compatibilità della natura giuridica e dello scopo sociale dei soggetti con le attività oggetto dell'appalto;
c)solidità economica e finanziaria, correlata alla natura ed alle dimensioni dei servizi da affidare;
d)possesso di una esperienza documentata, di durata almeno triennale, nel servizio oggetto dell'appalto, in servizi analoghi.
2. I Comuni e/o l'Ambito Sociale, nella definizione del rispettivo regolamento di cui all'articolo 3, comma 3, hanno facoltà di integrare i suddetti requisiti di ammissibilità, in relazione alla natura di specifici servizi, ovvero a specifiche condizioni del contesto di riferimento, garantendo in ogni caso la pluralità di offerta dei servizi e delle prestazioni sociali e il rispetto dei principi di trasparenza, pari opportunità e tutela della concorrenza.
3. Nella procedura di aggiudicazione dei servizi, è fatto obbligo ai Comuni e/o all'Ambito Sociale di utilizzare il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa privilegiando gli aspetti tecnico-qualitativi.
4. Nelle procedure per l'affidamento delle attività e dei servizi sociali, nonché nella definizione dei conseguenti accordi contrattuali, i Comuni e/o l'Ambito Sociale:
a)individuano clausole di salvaguardia dei livelli occupazionali e delle posizioni lavorative già attive;
b)prevedono l'obbligo del rispetto dei trattamenti economici previsti dalla contrattazione collettiva di comparto e dagli accordi firmati dalle principali organizzazioni sindacali e di categoria, giuridicamente riconosciute e dalle norme di previdenza e assistenza, ovvero fissano il prezzo a base d'asta in modo che sia compatibile con l'applicazione dei contratti collettivi nazionali per determinare la retribuzione delle risorse umane impiegate per l'espletamento dei servizi oggetto dell'affidamento.

Articolo 5
(Criteri per la valutazione delle offerte per l'affidamento mediante appalto di servizi)

1. Per la valutazione della qualità delle offerte relative all'affidamento dei servizi, i Comuni e/o l'Ambito Sociale applicano il criterio della offerta economicamente più vantaggiosa.
2. Per la valutazione della qualità delle offerte presentate si utilizzano i seguenti criteri:
a)qualità organizzativa;
b)qualità del servizio;
c)prezzo.
3. Per la determinazione del prezzo da porre a base d'asta, si tiene conto dell'incidenza del costo medio delle risorse professionali da impiegare, calcolato sui parametri della contrattazione nazionale collettiva di settore, del costo dei beni da impiegare per lo svolgimento delle attività, dei costi di gestione e di ogni altro elemento ritenuto significativo per la determinazione del costo complessivo del servizio. In nessun caso il prezzo a base d'asta, ovvero il prezzo proposto per l'avvio della procedura di selezione, può essere inferiore a quello che si determina applicando i criteri suddetti.
4. I Comuni e/o l'Ambito Sociale, nella definizione del proprio regolamento di cui all'articolo 3, comma 3, possono introdurre ulteriori criteri e sottocriteri di valutazione delle offerte, attribuendo a ciascun criterio un punteggio specifico e relativi sotto punteggi. Al fattore prezzo va in ogni caso attribuito un punteggio non superiore a 40 punti su 100.

Articolo 6
(Istruttoria pubblica per la coprogettazione)

1. I Comuni e/o l'Ambito Sociale, al fine di qualificare il sistema integrato di interventi e servizi sociali di rispettiva competenza, adeguandolo alla emersione di nuovi bisogni sociali, possono indire, ai sensi della legge 8 novembre 2000, n. 328, e del D.P.C.M. 30 marzo 2001, e, entro i limiti di una dimensione economica sotto la soglia di cui all'articolo 28 del d. lgs. 12 aprile 2006, n. 163, istruttorie pubbliche per la coprogettazione di interventi finalizzati alla realizzazione di attività innovative e sperimentali nell'area dei servizi alla persona e alla comunità coerenti con gli obiettivi programmatici locali. Per attività innovative e sperimentali si intendono servizi ed interventi diversi da quelli specificatamente previsti dal presente regolamento, ma, comunque, elencati nel Nomenclatore di cui all'Allegato 1 al presente regolamento, per i quali risulta oggettivamente complesso definire preliminarmente l'impostazione tecnico-organizzativa e la dimensione finanziaria.
2. Possono partecipare alle istruttorie pubbliche i soggetti di cui all'articolo 16 della legge regionale che siano in possesso dei seguenti requisiti:
a)iscrizione negli appositi albi regionali e/o nazionali, ove previsti, in conformità con la natura giuridica dei soggetti;
b)compatibilità della natura giuridica e dello scopo sociale dei soggetti con l'iniziativa da realizzare;
c)possesso dell'accreditamento regionale ai sensi del presente regolamento;
d)presenza di sedi operative nel territorio oggetto dell'intervento, attive da almeno un anno al momento dell'avvio dell'iniziativa;
e)esperienza documentata, di durata almeno triennale, nel settore oggetto dell'iniziativa che si intende realizzare, ovvero in settori affini ad esso;
f)presenza di figure professionali adeguate all'iniziativa da realizzare;
g)applicazione dei contratti collettivi nazionali e correttezza delle posizioni previdenziali di tutti gli operatori;
h)impegno a stipulare polizze assicurative per la responsabilità civile verso terzi nel corso delle attività prestate.
3. Le istruttorie pubbliche si svolgono nelle forme e nei modi del pubblico confronto, regolato, per quanto non specificatamente previsto dalla legge regionale e dal presente regolamento. In ogni caso vanno garantiti i principi di trasparenza, parità di trattamento, non discriminazione, efficacia, proporzionalità e pubblicità delle iniziative.
4. I Comuni e/o l'Ambito Sociale, valutata l'opportunità di indire una istruttoria pubblica, ne danno formale comunicazione mediante avviso pubblico, invitando contestualmente i soggetti interessati all'iniziativa. Nell'esperimento dell'istruttoria pubblica dovranno essere definite le seguenti fasi:
a)presentazione degli aspetti tecnici già noti legati alla specifica problematica oggetto dell'iniziativa;
b)definizione delle modalità e dei tempi di lavoro;
c)presentazione delle proposte e dei contributi progettuali da parte dei soggetti partecipanti;
d)elaborazione, presentazione ed approvazione di un progetto d'intervento.
5. L'istruttoria pubblica si conclude con la individuazione di uno o più progetti innovativi e/o sperimentali, per la cui realizzazione i Comuni e/o l'Ambito Sociale definiscono forme e modalità di collaborazione con i soggetti che hanno dichiarato la loro disponibilità, attraverso la stipula di una convenzione.

Articolo 7
(Convenzionamento per il concorso alla attuazione della rete locale dei servizi)

1. I Comuni e/o l'Ambito Sociale, nell'attuazione della rete locale dei servizi di rispettiva competenza, possono stipulare convenzioni con i soggetti del terzo settore, di cui all'articolo 2, comma 1, lettere a), b), d), e), f), allo scopo di valorizzarne la funzione sociale, laddove le attività statutarie siano coerenti con gli obiettivi programmatici della programmazione locale e zonale, nonché adeguate a integrare e a supportare il sistema locale dei servizi. Al tal fine, i Comuni e/o l'Ambito Sociale individuano i servizi e le attività da attuare mediante la stipula della convenzione e ne danno informazione a mezzo di pubblico avviso con l'indicazione del termine di presentazione delle candidature.
2. I servizi, le prestazioni e gli interventi, oggetto delle convenzioni di cui al comma 1, si configurano come attività che, nell'ambito delle specifiche finalità statutarie dei soggetti di cui al comma 1, non presentino elementi di notevole complessità tecnica e organizzativa, strutturate in modo tale da consentire esclusivamente forme documentate di rimborso delle spese sostenute, escludendo contratti di appalto ed ogni altro rapporto di esternalizzazione di servizi, fatta eccezione per il ricorso allo strumento della convenzione allorquando si tratti di realizzare azioni innovative e sperimentali, a seguito di apposita istruttoria pubblica, come previsto all'articolo 6.
3. I Comuni e/o l'Ambito Sociale, nell'individuazione dei soggetti con cui stipulare le convenzioni verificano la sussistenza dei seguenti requisiti, ovvero di ulteriori e/o diversi requisiti rispetto al contesto di riferimento:
a)iscrizione negli appositi albi regionali, ove previsti, in conformità con la natura giuridica dei soggetti;
b)compatibilità della natura giuridica e dello scopo sociale dei soggetti con le attività da realizzare;
c)attività svolta sul territorio regionale, di durata almeno annuale, nel settore oggetto dell'attività ovvero in settori affini ad esso.

Articolo 8
(Definizione degli standard di copertura delle prestazioni)

1. La Regione, d'intesa con i Comuni e gli Ambiti Sociali, definisce, nel Piano Sociale Regionale, i parametri di riferimento regionale per la copertura delle diverse tipologie di servizi rispetto ai correlati bisogni sociali previa costruzione di un sistema di indicatori per la valutazione ex ante, in itinere ed ex post della domanda sociale, delle attività e dei risultati realizzati.
2. La Giunta regionale si avvale dell'analisi della relazione sociale di Ambito, di cui all'articolo 39 della legge regionale e del monitoraggio condotto dall'Osservatorio Regionale delle Politiche Sociali sulla base degli indicatori di cui al comma 1, per la definizione e l'aggiornamento della programmazione sociale regionale e delle relative priorità di attuazione annuale, nel rispetto dei principi di equità, uguaglianza e di pari opportunità.

Articolo 9
(Titoli per l'acquisto di servizi, interventi e prestazioni sociali)

1. I Comuni e/o l'Ambito Sociale, in attuazione dell'articolo 24 della legge regionale, possono assicurare, su richiesta degli utenti, le prestazioni assistenziali mediante la concessione e l'erogazione di titoli validi per l'acquisto dei servizi socio-assistenziali presso i soggetti erogatori accreditati con le modalità stabilite dal presente regolamento.
2. I Comuni e/o l'Ambito Sociale stipulano convenzioni con i soggetti erogatori accreditati di cui al comma 1, ai sensi del D.P.C.M. 30 marzo 2001, della legge regionale e del presente regolamento.

Articolo 10
(Accreditamento delle strutture e dei soggetti erogatori di servizi)

1. L'accreditamento, in attuazione dell'articolo 23 della legge regionale, è un percorso volto al miglioramento della qualità del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali.
2. Oggetto del provvedimento di accreditamento sono le strutture e i servizi che erogano interventi e servizi sociali nelle forme e con le modalità definite dal presente regolamento. In particolare possono essere accreditati:
a)strutture e servizi pubblici;
b)enti e organismi a carattere non lucrativo;
c)strutture private e professionisti che ne facciano richiesta.
Il rilascio del provvedimento è subordinato alla sussistenza delle condizioni e dei requisiti strutturali, organizzativi, funzionali e di qualità, come definiti nei Titoli II e III del presente regolamento.
3. L'accreditamento è condizione essenziale perché i soggetti di cui al comma 2 del presente articolo possano:
a)erogare prestazioni il cui costo si pone a carico del servizio pubblico;
b)partecipare all'istruttoria pubblica per la coprogettazione di cui all'articolo 6 del presente regolamento;
c)entrare nell'elenco dei soggetti fornitori per i quali i Comuni e/o l'Ambito Sociale possano erogare, su richiesta degli utenti, titoli per l'acquisto dei servizi.
L'accreditamento può costituire elemento ulteriore di valutazione ovvero criterio di priorità nelle procedure pubbliche di affidamento mediante appalto di servizi a soggetti terzi, secondo quanto disposto dai Comuni e/o dall'Ambito Sociale nel rispettivo regolamento di cui all'articolo 3, comma 3.
4. L'accreditamento non costituisce, in capo ai Comuni o all' Ambito Sociale, alcun obbligo a instaurare con i soggetti accreditati rapporti contrattuali per l'erogazione di interventi e servizi sociali e per la fornitura di prestazioni, il cui costo si ponga a carico del servizio pubblico.

Articolo 11
(Requisiti e modalità per l'accreditamento)

1. L'accreditamento, in attuazione dell'articolo 23 della legge regionale, è rilasciato ai soggetti di cui all'articolo 10, comma 2, dal Comune e/o dall'Ambito Sociale, ciascuno per l'attuazione e l'erogazione dei rispettivi servizi di competenza, subordinatamente alla sussistenza delle seguenti condizioni:
a)possesso dell'autorizzazione all'esercizio e iscrizione nel relativo registro regionale, ai sensi di quanto previsto nel Titolo II del presente regolamento;
b)esperienza almeno annuale del soggetto gestore, maturata nell'ultimo triennio precedente la data di richiesta dell'accreditamento, nel settore socio-assistenziale cui afferiscono le strutture e i servizi per i quali si richiede l'accreditamento;
c)coerenza rispetto alle scelte e agli indirizzi di programmazione sociale regionale e attuativa locale;
d)rispondenza a requisiti ulteriori di qualificazione determinarsi in conformità a quanto previsto dal comma 2.
2. I requisiti tecnici aggiuntivi di qualificazione, rispetto a quelli previsti per l'autorizzazione all'esercizio, attengono a condizioni organizzative, procedure, processi e risorse tali da garantire il miglioramento continuo della qualità del servizio e sono, in ogni caso, vincolati ai seguenti requisiti soggettivi ed organizzativi:
a)presenza di tutte le figure professionali necessarie per l'erogazione dei servizi, secondo il rapporto operatori /utenti previsto dalla normativa in materia, in possesso di idonei titoli;
b)presenza di funzioni organizzative diversificate: coordinatore, responsabile del servizio, supervisore della qualità del servizio;
c)indicazione nella carta dei servizi delle procedure che rendano effettiva l'esigibilità delle prestazioni offerte;
d)esistenza di procedure di supervisione (tempi, modalità e attività);
e)esistenza di procedure di coordinamento (tempi, modalità e attività);
f)esistenza di un sistema di gestione, valutazione/autovalutazione e miglioramento della qualità sia erogata che percepita, secondo gli strumenti previsti nella carta dei servizi;
g)definizione della modalità di accoglienza della domanda e di valutazione della stessa, anche mediante l'adozione della cartella utente.
3. Il Comune e/o l'Ambito Sociale competente per l'accreditamento delle strutture sono quelli sul cui territorio insiste la struttura stessa.
4. Il Comune e/o l'Ambito Sociale competente per l'accreditamento dei soggetti che erogano servizi, sono quelli ove ha la sede operativa il soggetto erogatore.
Articolo 12
(Procedure per l'accreditamento)

1. La procedura di accreditamento è attivata su istanza del legale rappresentante del o dei soggetti interessati di cui all'articolo 10, comma 2, da inoltrare al Comune e/o all'Ambito Sociale competente, rispettivamente presso il Comune e/o l'Ambito in cui insiste la struttura, ovvero presso il Comune e/o l'Ambito Sociale ove ricade la sede operativa del servizio, come stabilito all'articolo 11, commi 4 e 5. L'accreditamento in ogni caso ha valore sull'intero territorio regionale.
2. I Comuni e/o l'Ambito Sociale competente verificano la sussistenza delle condizioni stabilite agli articoli 10 e 11. La procedura è conclusa con provvedimento del Comune e/o dell'Ambito Sociale competente, all'uopo assunto dal responsabile del servizio competente, nel termine di centoventi giorni dalla data di ricezione dell'istanza, decorso inutilmente il quale l'accreditamento si intende concesso.
3. In caso di esito negativo, una nuova richiesta di accreditamento non potrà essere inoltrata prima che sia decorso un anno dalla data del provvedimento conclusivo del procedimento di cui al comma 2.
4. Il Comune e/o l'Ambito Sociale trasmettono al Servizio regionale competente il provvedimento di accreditamento, entro quindici giorni dalla sua adozione, ai fini della iscrizione nell'elenco regionale dei soggetti accreditati.
5. Il Comune e/o l'Ambito Sociale svolgono verifiche di mantenimento dei requisiti di accreditamento con cadenza annuale e ne comunicano l'esito al Servizio regionale competente.
6. Sono fatti salvi i rapporti instaurati o da instaurarsi con le strutture e i soggetti erogatori di servizi già in possesso del provvedimento di accreditamento rilasciato in data antecedente la pubblicazione del presente regolamento, ovvero ai sensi della deliberazione del Consiglio regionale n. 251 del 12 novembre 2004 e successive modificazioni ed integrazioni.

Articolo 13
(Modalità di gestione degli elenchi dei soggetti erogatori di servizi e delle strutture accreditate)

1. E' istituito presso il Servizio regionale competente l'elenco delle strutture e dei soggetti erogatori di servizi accreditati, il cui aggiornamento è pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Molise con periodicità annuale. L'iscrizione nell'elenco dei soggetti accreditati avviene per ciascuna struttura della cui gestione il soggetto risulta titolare e per ciascuna tipologia di servizio gestito.
2. L'accreditamento può essere sospeso o revocato dal Comune e/o dall'Ambito che ha rilasciato il provvedimento di accreditamento, a seguito del venire meno di una delle condizioni e/o dei requisiti di cui all'articolo 11.
3. Qualora nel corso del periodo che intercorre tra due verifiche successive, si manifestino eventi indicanti il venir meno del livello qualitativo delle prestazioni erogate da un soggetto accreditato, il Comune e/o l'Ambito Sociale competente per l'accreditamento provvedono ad effettuare tempestivamente le necessarie verifiche.
4. L'accertamento di situazioni di non conformità ai requisiti di accreditamento comporta, a seconda della gravità delle disfunzioni riscontrate e, previa formale diffida, la sospensione con prescrizioni o la revoca dell'accreditamento.
5. Il Comune e/o l'Ambito Sociale competente trasmettono al Servizio regionale competente i provvedimenti di sospensione o revoca dell'accreditamento, entro quindici giorni dall'adozione degli stessi.
6. Il provvedimento di revoca o di sospensione dell'accreditamento adottato dal Comune e/o dall'Ambito Sociale comporta, previa notifica al Servizio regionale competente, l'immediata revoca ovvero la sospensione per i soggetti di cui all'articolo 10, comma 2, delle convenzioni stipulate per le prestazioni di cui all'articolo 10, comma 3.
7. Il provvedimento di revoca comporta, altresì, la cancellazione dall'elenco di cui al comma 1.

Articolo 14
(Criteri per la definizione delle tariffe dei servizi)

1. Il presente articolo determina i criteri per la definizione delle tariffe da corrispondere per l'acquisto di servizi e/o quale controprestazione economica per i servizi erogati mediante titolo di acquisto e che i soggetti gestori di strutture e servizi assumono come riferimento per l'esercizio delle attività.
2. Le tariffe da riconoscere ai soggetti titolari di strutture e di servizi sociali e sociosanitari accreditati, comprensive dell'eventuale quota di compartecipazione da parte degli utenti (ai sensi del D.P.C.M. 29 novembre 2001), dovranno essere determinate dalla Regione, d'intesa con i Comuni e gli Ambiti Sociali e sentite le associazioni di categoria, all'interno del Piano Sociale Regionale e per i servizi e le strutture sociosanitarie con apposito e successivo provvedimento della Giunta regionale, da adottare entro novanta giorni dalla entrata in vigore del presente regolamento, tenendo conto dei seguenti criteri:
a)costo del servizio in relazione ai contenuti ed alle modalità di erogazione, sulla base di parametri medi regionali desunti da apposite analisi di mercato;
b)caratteristiche strutturali, organizzative e professionali del soggetto accreditato;
c)grado di complessità della prestazione, ovvero esigenza di personalizzare la prestazione in relazione a specifiche situazioni di bisogno
d)esigenza di promuovere e facilitare il consumo di determinati servizi, nella platea dei potenziali utenti beneficiari.
3. Le tariffe devono essere determinate con riferimento agli standard strutturali ed organizzativi di cui al presente regolamento e non coprono le eventuali prestazioni aggiuntive offerte all'utente.
4. I Comuni, gli Ambiti Sociali e i soggetti gestori di strutture e/o servizi accreditati ai sensi del presente regolamento e per le strutture sociosanitarie secondo quanto stabilito dalla legge regionale 24 giugno 2008, n. 18 e successive integrazioni e modificazioni, nonché dal "Manuale dei requisiti per l'autorizzazione e l'accreditamento delle strutture sanitarie", sono tenuti a fissare le tariffe all'interno di un valore minimo e massimo così come stabilito dal precedente comma.
5. Nel periodo di vigenza del Piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario, le tariffe di cui al comma 2 sono approvate con specifico decreto del Commissario ad acta.

TITOLO II
AUTORIZZAZIONE E CONTROLLO DELLE STRUTTURE E DEI SERVIZI SOCIALI

Articolo 15
(Autorizzazione al funzionamento)

1. Il presente Titolo definisce i requisiti strutturali, organizzativi e funzionali minimi che le strutture e i servizi socio-assistenziali previsti dal presente regolamento, in attuazione dalla legge regionale, devono possedere per essere autorizzati al funzionamento.
2. I requisiti minimi per l'autorizzazione al funzionamento sono volti a garantire ai soggetti destinatari delle prestazioni previste dal sistema integrato di interventi e servizi sociali in Molise, la qualità delle prestazioni erogate dalle strutture e dai servizi socio-assistenziali in un'ottica di miglioramento costante della qualità della vita e di riconoscimento dei diritti di cittadinanza e non discriminazione.
3. Le strutture e i servizi oggetto del presente regolamento, nell'ambito del comples¬sivo sistema integrato di interventi e servizi sociali, sono articolati in modo da ridurre i fenomeni di marginalità ed esclusione sociale, limitare il ricorso all'istituzionalizzazione e favorire l'integrazione e l'inclusione sociale.
4. In attuazione della legge regionale l'autorizzazione al funzionamento è rilasciata:
a)per le strutture dal Comune sul cui territorio è ubicata la struttura;
b)per i servizi dal Comune sul cui territorio il soggetto gestore ha sede operativa.
5. Laddove la gestione associata delle funzioni socio-assistenziali comprenda esplicitamente anche l'esercizio della funzione autorizzatoria, l'Ambito Sociale provvede al rilascio del provvedimento di autorizzazione in quanto soggetto titolare della procedura.

Articolo 16
(Strutture e servizi soggetti all'obbligo di autorizzazione)

1. Le disposizioni di cui al presente Titolo si applicano alle strutture e ai servizi socio-assistenziali a gestione pubblica e a gestione privata, indipendentemente dalla denominazione dichiarata, ai sensi dell'articolo 20 della legge regionale. L'elenco delle strutture e dei servizi è riportato al Titolo III del presente regolamento.
2. Le strutture interessate riguardano:
a)minori, per interventi socio-assistenziali ed educativi integrativi o sostitutivi della famiglia;
b)disabili e soggetti affetti da malattie croniche invalidanti e/o progressive e terminali, per interventi socio-assistenziali finalizzati al mantenimento e al recupero dei livelli di autonomia della persona e al sostegno della famiglia;
c)anziani, per interventi socio-assistenziali finalizzati al mantenimento ed al recupero delle residue capacità di autonomia della persona e al sostegno della famiglia;
d)persone con problematiche psicosociali che necessitano di assistenza continua e risultano prive del necessario supporto familiare o per le quali la permanenza nel nucleo familiare sia temporaneamente o definitivamente contrastante con il progetto individuale;
e)adulti con problematiche sociali per i quali la permanenza nel nucleo familiare sia temporaneamente o permanentemente impossibile o contrastante con il progetto individuale;
f)adulti e nuclei familiari che si trovino in specifiche situazioni di difficoltà economica, connesse a forme di povertà estrema, anche temporanee, a difficoltà abitative, ovvero a provvedimenti restrittivi della libertà personale mediante regimi detentivi.
3. Le strutture di cui alle lettere a), b), c), d) del comma 2 che prevedano di erogare anche prestazioni sociosanitarie sono autorizzate in conformità alle disposizioni di cui all'articolo 8-ter del d. lgs. 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni, nonché secondo la normativa e gli indirizzi regionali in materia di autorizzazione e accreditamento delle strutture sanitarie e sociosanitarie.

Articolo 17
(Requisiti comuni alle strutture)

1. Fermo restando il possesso dei requisiti prescritti dalle norme di carattere generale e, in particolare, dalle disposizioni in materia di urbanistica, di edilizia, di prevenzione incendi, di igiene e sicurezza, di contratti di lavoro, tutte le strutture individuate nel presente regolamento devono possedere i seguenti requisiti minimi:
a)strutturali:
1)ubicazione in luoghi abitati facilmente raggiungibili con l'uso di mezzi pubblici e, comunque, tale da permettere la partecipazione degli utenti alla vita socia¬le del territorio e facilitare le visite agli ospiti delle strutture, ovvero anche in zone rurali peri-urbane limitatamente a strutture semiresidenziali e residenziali che integrano il percorso socio-assistenziale e l'accoglienza alberghiera, con terapie occupazionali e riabilitative connesse all'uso delle risorse rurali e agricole, nonché con percorsi di inserimento socio lavorativo tali da richiedere la disponibilità di adeguate superfici ad uso non residenziale per la realizzazione di percorsi dedicati ovvero di laboratori e di attività produttive a scopo didattico-educativo. In tal caso il complesso delle prestazioni erogate dalla struttura deve considerare quale componente integrante il servizio di trasporto sociale per gli ospiti e per i loro familiari, tale da assicurare la piena accessibilità della struttura.
2)dotazione di spazi destinati ad attività collettive e di socializzazione distinti dagli spazi destinati alle camere da letto, organizzati in modo da garantire l'autonomia individuale,la fruibilità e la privacy;
b)organizzativi:
1)presenza di figure professionali sociali e sanitarie qualificate, in relazione alle caratteristiche ed ai bisogni dell'utenza ospitata, ed in possesso di idoneo titolo legalmente riconosciuto. Nelle more dell'emanazione di apposito atto normativo di individuazione dei profili professionali sociali e sociosanitari al personale attualmente in servizio e privo del possesso delle qualifiche richieste è fatto obbligo di partecipare a percorsi formativi e di riqualificazione professionale;
2)presenza di un coordinatore responsabile della struttura;
3)adozione del registro degli ospiti;
4)organizzazione delle attività nel rispetto dei normali ritmi di vita degli ospiti;
5)adozione, da parte del soggetto gestore, di una Carta dei servizi;
c) procedurali:
1)predisposizione per gli utenti di un piano individualizzato di assistenza e, per i minori, di un progetto educativo individuale. Il piano individualizzato ed il progetto educativo individuale devono indicare in particolare: gli obiettivi da raggiungere, i contenuti e le modalità dell'intervento, il piano delle verifiche con cadenza almeno annuale.
Articolo 18
(Requisiti comuni ai servizi)

1.Fermo restando l'applicazione dei contratti di lavoro e dei relativi accordi integrativi il soggetto erogatore dei servizi e degli interventi di cui al presente regolamento deve garantire il rispetto delle seguenti condizioni organizzative:
a)presenza di figure professionali sociali e sociosanitarie qualificate, in relazione alla tipologia di servizio erogato ed in possesso di titoli e/o esperienza professionale idonei, come di seguito indicato per ogni tipologia di struttura o servizio;
b)presenza di un coordinatore responsabile del servizio in possesso di laurea, ovvero di specifico titolo con esperienza professionale specifica in riferimento alla tipologia di servizio;
c)adozione, da parte del soggetto erogatore, di una Carta dei servizi sociali;
d)adozione di un registro degli utenti del servizio con l'indicazione dei piani di assistenza individuali e, per i minori, di un progetto educativo individuale.

Articolo 19
(Procedura per l'autorizzazione al funzionamento)

1. Il Comune competente per territorio, nel corso della procedure per il rilascio del provvedimento di autorizzazione al funzionamento e delle relative modifiche e revoche, accerta il possesso dei requisiti prescritti per le strutture e i servizi sottoposti alla disciplina di cui al presente regolamento.
2. Il Comune verifica il possesso dei requisiti strutturali, organizzativi e funzionali per il rilascio dell'autorizzazione al funzionamento, avvalendosi dei propri uffici tecnici, dei servizi sociali e, per gli aspetti di natura sanitaria, dell'ASReM.
3. Nel provvedimento di autorizzazione il Comune deve indicare:
a)la denominazione della struttura e del servizio;
b)l'ubicazione della struttura;
c)la sede legale e amministrativa del soggetto proprietario e/o gestore;
d)il legale rappresentante;
e)le tipologie di servizi socio-assistenziali e sociosanitari erogati;
f)la ricettività;
g)la natura pubblica o privata.
4. Il Comune, qualora accerti la non conformità della struttura o del servizio ai previsti requisiti, prima di emettere provvedimento di diniego, deve darne comunicazione al legale rappresentante del soggetto gestore della struttura, ovvero al titolare del servizio, che entro quindici giorni può presentare elementi e/o documenti integrativi.
5. Il provvedimento di autorizzazione decade in presenza di modifiche strutturali che comportano il mancato rispetto degli standard relativi alla tipologia di struttura per la quale si è ottenuto il provvedimento stesso. Nel caso di ampliamento di struttura che non comporti variazione degli standard minimi e che rispetti gli standard richiesti per i servizi generali e gli spazi comuni, l'autorizzazione va richiesta solo per la parte in ampliamento.
6. L'autorizzazione non decade in caso di modifica del legale rappresentante, di modifica della natura giuridica del soggetto titolare, di modifica nella denominazione e nell'assetto societario del soggetto titolare ovvero gestore della struttura, purché tali modifiche non comportino cambiamenti nelle caratteristiche strutturali e organizzative del servizio. In questi casi l'autorizzazione è soggetta a convalida da parte del Comune che ha rilasciato il provvedimento di autorizzazione, previa integrazione e aggiornamento della documentazione di cui all'articolo 21.
7. Nel caso di sospensione dell'attività, il legale rappresentante del soggetto gesto¬re, ovvero il titolare del servizio, è tenuto a darne tempestiva comunicazione motivata al Comune che ha rilasciato l'autorizzazione. La sospensione dell'attività, qualora si protragga per più di sei mesi continuativi, comporta la decadenza dell'autorizzazione.
8. Il Comune trasmette, entro quindici giorni dalla sua adozione, al Servizio regionale competente, il provvedimento di rilascio dell'autorizzazione al funzionamento di cui al presente articolo, ai fini dell'iscrizione della struttura nell'apposito registro regionale di cui all'articolo 25.
9. ll Comune competente, con cadenza annuale, svolge, nei modi stabiliti al comma 2, attività di verifica di mantenimento dei requisiti minimi previsti nel presente regolamento per l'autorizzazione al funzionamento, e ne comunica l'esito al Servizio regionale competente.

Articolo 20
(Applicazione della procedura di autorizzazione al funzionamento delle strutture e disposizioni transitorie)

1. Le disposizioni di cui all'articolo 19 trovano immediata applicazione nel caso di realizzazione di nuove strutture.
2. Le strutture che, alla data di entrata in vigore del presente regolamento, sono formalmente autorizzate al funzionamento, ai sensi della precedente "Direttiva in materia di autorizzazione e accreditamento dei servizi e delle strutture, con partecipazione degli utenti al costo dei servizi, rapporto tra enti pubblici ed enti gestori" approvata con deliberazione di Giunta regionale del 6 marzo 2006, n. 203, sono "de jure" autorizzate e/o accreditate ai sensi del presente regolamento, ad accezione di quanto disposto dall'articolo 29.
3. Dette strutture sono sottoposte a verifica da parte del Comune entro dodici mesi dall'entrata in vigore del presente regolamento secondo quanto disposto dal comma 9 dell'articolo 19. Se, all'esito di tale verifica la struttura dovesse risultare conforme a quanto stabilito dal presente regolamento, il Comune emana un provvedimento di rilascio dell'autorizzazione al funzionamento, ai sensi del presente regolamento, e lo trasmette, entro quindici giorni, al Servizio regionale competente.
4. Le strutture che, alla data di entrata in vigore del presente regolamento, sono state formalmente autorizzate al funzionamento, ai sensi della "Direttiva in materia di autorizzazione e accreditamento dei servizi e delle strutture, con partecipazione degli utenti al costo dei servizi, rapporto tra enti pubblici ed enti gestori", approvata con deliberazione di Giunta regionale n. 203 del 6 marzo 2006, ed usufruiscono della tolleranza del 20 per cento, per eccesso o per difetto, degli standard di riferimento, contemplata al punto denominato "Norma transitoria" della menzionata direttiva, conservano tale beneficio in riferimento al presente regolamento.
5. Qualora il Comune, nell'espletamento dell'attività di verifica, di cui al comma 4, rilevi la non conformità della struttura ai requisiti previsti dal presente regolamento, intima al legale rappresentante della struttura di provvedere all'adeguamento a detti requisiti, nel termine perentorio di trenta giorni, decorso inutilmente il quale, l'autorizzazione concessa ai sensi della precedente normativa decade automaticamente e il Comune dispone la chiusura della struttura, dandone comunicazione scritta al Servizio regionale competente.

Articolo 21
(Domanda di autorizzazione al funzionamento delle strutture)

1. La domanda per il rilascio dell'autorizzazione, sottoscritta dal legale rappresen¬tante del soggetto titolare e/o gestore, indirizzata al Comune nel cui territorio è ubicata la struttura, deve essere corredata dalla seguente documentazione:
a)copia dell'atto costitutivo e dello statuto della persona giuridica del soggetto gestore;
b)dichiarazione di non aver riportato condanne penali e di non avere procedi¬menti penali in corso da parte del legale rappresentante del soggetto gestore;
c)indicazione dell'ubicazione della struttura e titolo di godimento della stessa;
d)copia della planimetria quotata dei locali, nonché degli eventuali spazi verdi annessi;
e)indicazione della destinazione d'uso dei locali e degli spazi;
f)certificazione di abitabilità e di idonea conformità urbanistica;
g)attestazione di possesso dei requisiti di sicurezza inerenti gli impianti presenti nelle strutture;
h)certificato di prevenzione incendi ai sensi della normativa vigente in materia;
i)relazione di un tecnico abilitato sullo stato della rimozione delle barriere architettoniche della struttura e delle sue pertinenze;
j)indicazione della dotazione organica del personale e delle relative qualifiche e funzioni;
k)polizza assicurativa di copertura rischi per gli utenti, i dipendenti e i volontari;
l)copia della carta dei servizi adottata dalla struttura;
m)progetto assistenziale generale e/o progetto educativo generale;
n)l'indicazione del responsabile del servizio di protezione e prevenzione ex d. lgs. n. 626/1994.

Articolo 22
(Domanda per l'autorizzazione dei servizi)

1. Per i servizi non erogati in regime residenziale o semiresidenziali riconosciuti dalla Regione, di cui al Titolo III del presente regolamento, il soggetto titolare e/o gestore richiede l'autorizzazione all'esercizio al Comune sul cui territorio insiste la propria sede operativa, attestando il possesso dei requisiti organizzativi richiesti interni alla propria organizzazione, come definiti all'articolo 18.
2. Il Comune, a seguito della richiesta, entro 30 giorni, attiva il procedimento per l'iscrizione nei registri regionali del soggetto titolare e/o gestore di un servizio, previa verifica del rispetto di tutti i requisiti richiesti per l'autorizzazione e, nell'ipotesi in cui accerti l'insussistenza dei requisiti prescritti, dispone l'immediata cessazione del servizio, eventualmente già attivato.

Articolo 23
(Attività di vigilanza e controllo)

1. Il Comune competente esercita l'attività di vigilanza avvalendosi degli uffici tecnici comunali, degli uffici dei servizi sociali e, per gli aspetti di natura sanitaria, della ASReM.
2. Il Comune, nell'esercizio della propria attività di vigilanza, nel momento in cui constata il venir meno di uno o più dei requisiti prescritti dal presente regolamento, comunica tempestivamente al legale rappresentante del soggetto gestore, ovvero del soggetto titolare del servizio, il provvedimento di diffida alla regolarizzazione. Il provvedimento di diffida deve indicare le necessarie prescrizioni e un termine da trenta a novanta giorni per l'adeguamento. Il Comune, nel caso di mancato adeguamento alle prescrizioni e/o ai termini ingiunti nella diffida, sospende o revoca il provvedimento di autorizzazione, in relazione alla gravità delle violazioni.
3. In caso di gravi illegittimità e nelle ipotesi di abuso della pubblica fiducia, segnalate anche da altri comuni o ambiti sociali nei quali il soggetto autorizzato abbia attivato il servizio, il Comune che ha rilasciato il provvedimento autorizzatorio può disporre, senza la preventiva diffida, la sospensione o la revoca dello stesso provvedimento, individuando contestualmente le misure idonee a tutelare gli utenti ovvero favorire soluzioni alternative.

Articolo 24
(Attività di vigilanza e controllo della Regione)

1. Il Servizio regionale competente effettua controlli a campione per verificare l'esercizio dell'attività di vigilanza prevista dall'articolo 23.
2.In presenza di circostanze di particolare rilievo, il competente Servizio regionale dell'Assessorato alle Politiche Sociali dispone specifiche attività di verifica e, nel caso di accertate violazioni alla Legge Regionale e/o al presente regolamento, diffida il Comune competente per territorio ad effettuare le procedure di controllo e ad adottare gli atti conseguenti entro 30 giorni.
3. Decorsi inutilmente i termini di cui al comma precedente, la Giunta regionale su proposta dell'Assessore alle Politiche Sociali esercita il potere sostitutivo di cui all'articolo 22,comma 3, della Legge Regionale.
4. La Regione, in caso di ingiustificati ritardi nel rilascio del provvedimento autorizzatorio sollecita il Comune territorialmente competente, in caso di reiterata inerzia, previa diffida, decorsi 30 giorni dal termine fissato per l'adempimento,esercita il potere sostitutivo

Articolo 25
(Registri delle strutture e dei servizi autorizzati)

1. Sono istituiti presso il Servizio regionale competente i seguenti registri:
a)registro delle strutture autorizzate all'esercizio delle attività socio-assistenziali distinte per area di intervento;
b)registro dei servizi autorizzati all'esercizio delle attività socio-assistenziali distinti per area tematica di intervento, con riferimento alle aree individuate nel Nomenclatore regionale di cui al Titolo III.
2. I registri, in formato cartaceo e informatico, contengono in ordine cronologico d'iscrizione:
a)la denominazione e il relativo codice regionale di assegnazione indicato nel Nomenclatore regionale di cui al Titolo III;
b)l'ubicazione della struttura;
c)la sede legale e amministrativa del soggetto titolare e/o gestore;
d)il legale rappresentante;
e)la ricettività;
f)gli estremi del provvedimento di autorizzazione;
g)la natura pubblica o privata.
3. I comuni, entro quindici giorni dall'adozione, trasmettono al Servizio regionale competente il provvedimento concernente l'autorizzazione al funzionamento, ai fini dell'iscrizione nel registro regionale di cui al presente articolo.
4. ll Servizio regionale competente, entro trenta giorni dal ricevimento del provvedimento, di cui al comma 3, provvede all'iscrizione nel registro regionale; nel caso di non conformità del provvedimento adottato dal Comune alle disposizioni del presente regolamento, il Servizio regionale competente, con motivato atto di diniego, restituisce il provvedimento al Comune per la sua regolarizzazione.
5. L'iscrizione nei suddetti registri determina la legittimità dell'esercizio delle attività.
6. Con provvedimento del dirigente del Servizio regionale competente è disposta la pubblicazione nel BURM, con riferimento al 31 dicembre di ogni anno, dell'elenco delle strutture e dei servizi autorizzati.


TITOLO III
STRUTTURE E SERVIZI SOCIALI RICONOSCIUTI

Articolo 26
(Norme generali)

1. Il presente Titolo individua le strutture e i servizi, distinti per area di intervento, che la Regione riconosce, in raccordo con il Nomenclatore Interregionale degli interventi e Servizi Sociali del CISIS, approvato in sede di Conferenza Stato - Regioni in data 29 ottobre 2009, per l'erogazione delle prestazioni socio-assistenziali e ad integrazione sociosanitaria, di cui i Comuni e, per la parte sociosanitaria la Regione, in forma singola o associata, nell'esercizio delle proprie funzioni, hanno piena titolarità nella programmazione, gestione ed attuazione, ai sensi del d. lgs. n. 112/1998, della legge 8 novembre 2000, n. 328 e della legge regionale.
2. Il Nomenclatore della Regione è approvato ed allegato al presente regolamento come parte integrante. Ciascun servizio o struttura descritta nei successivi articoli riporta un codice identificativo coincidente con quello dell'equivalente servizio o struttura descritto nel Nomenclatore (Allegato 1), che dovrà sempre essere riportato su ciascun atto amministrativo riferito al servizio o alla struttura stesso.
3. E' fatto divieto ai Comuni e/o agli Ambiti Sociali di autorizzare servizi o strutture recanti denominazioni diverse da quelle riportate nel presente regolamento al fine di tutelare il cittadino, il consumatore e la comunità tutta.
4. Le caratteristiche delle strutture e dei servizi socio-assistenziali riconosciuti, sulla base dei requisiti di cui al presente regolamento, costituiscono i requisiti minimi strutturali, organizzativi e funzionali per la costruzione di un sistema omogeneo e di qualità sul territorio regionale.
5. E' consentito ai Comuni e/o agli Ambiti Sociali autorizzare e/o accreditare esclusivamente le strutture di seguito elencate. Limitatamente ai servizi e agli interventi non elencati nel presente regolamento è consentito ai Comuni e/o agli Ambiti Sociali autorizzarli e/o accreditarli, a condizione che siano previsti nel Nomenclatore regionale e che se ne riportino, fedelmente, il corrispondente codice e descrizione.
6. Per ciascuna struttura elencata si riportano le seguenti informazioni:
a)denominazione e codice da Nomenclatore regionale;
b)descrizione;
c)finalità, tipologia e destinatari;
d)ricettività;
e)caratteristiche strutturali;
f)organizzazione interna e caratteristiche del personale impiegato;
g)modalità di ammissione e dimissione;
h)struttura a integrazione sociosanitaria e ripartizione costi ai sensi del DPCM 29 novembre 2001;
i)retta e compartecipazione degli utenti al costo.
7. Per ciascun servizio vengono riportate le seguenti informazioni:
a)denominazione e codice da Nomenclatore regionale;
b)descrizione;
c)finalità, tipologia e destinatari;
d)organizzazione del servizio e caratteristiche del personale impiegato;
e)modalità di accesso al servizio/intervento;
f)servizio a integrazione sociosanitaria e ripartizione costi ai sensi del DPCM 29 novembre 2001;
g)tariffa e compartecipazione al costo del servizio da parte degli utenti.
8. Di seguito si riporta l'elenco delle strutture, degli interventi e servizi socio-assistenziali e sociosanitari distinti per le seguenti aree di intervento:
a)strutture area famiglia e minori;
b)strutture e servizi per la prima infanzia;
c)strutture area disabili;
d)Ssrutture area anziani;
e)strutture area disagio adulto e marginalità sociale;
f)servizi e interventi sociali per tutte le aree.
9. E' consentito ad un singolo gestore di richiedere l'autorizzazione e/o l'accreditamento delle strutture di cui al presente Titolo anche in formula "modulare" a patto che ciascun modulo rispetti i requisiti previsti per ciascuna struttura e, quando compresenti più moduli nello stesso edificio, questi siano divisi, identificabili e accessibili in maniera autonoma e separata. L'edificio, in qualsiasi caso non potrà ospitare più di 120 utenti contemporaneamente.
10. Le sperimentazioni e le soluzioni innovative nella organizzazione e nella progettazione di strutture e servizi tengono conto delle evoluzioni normative e della evoluzione del sistema dei bisogni della popolazione molisana nei diversi contesti territoriali.
11. Ai sensi dell'articolo 35 della legge regionale i soggetti gestori di strutture e dei servizi sociali, di cui al presente Titolo, siano essi pubblici o privati, forniscono le informazioni necessarie al sistema informativo sociale regionale, aderendo al monitoraggio secondo le procedure e le regole stabilite dalla Regione. La mancata e protratta adesione a detto monitoraggio comporta l'attivazione delle procedure di vigilanza e controllo della Regione previste dall'articolo 24.

Articolo 27
(Qualificazione del personale)

1. Ai fini del presente regolamento la Regione riconosce la necessità di impiegare il personale in possesso delle qualifiche professionali di cui al proprio "Repertorio regionale delle competenze professionali - sistema regionale delle competenze professionali per il comparto socio-assistenziale".
2. Si riconosce la validità del titolo di Operatore Sociosanitario conseguito in altre regioni, nonché quello di Operatore Socio Assistenziale (O.S.A.) che si pone come equivalente a quello previsto dal "Repertorio regionale delle competenze professionali - sistema regionale delle competenze professionali per il comparto socio-assistenziale" denominato "Addetto all'assistenza di base", purché i titoli siano stati conseguiti presso enti di formazione accreditati.
3. Tutto il personale impiegato nelle strutture e nei servizi di cui al presente regolamento deve essere in possesso dei titoli di istruzione e formazione specifici richiesti o, in alternativa, di titoli legalmente equipollenti o di titoli professionali riconosciuti come equivalenti dalla Regione stessa.
4. Il personale in servizio presso strutture o servizi autorizzati e/o accreditati, ai sensi del presente regolamento, è tenuto al costante aggiornamento professionale, nell'interesse superiore della tutela del cittadino utente, secondo modalità che sono indicate nel Piano Sociale Regionale vigente. Il mancato rispetto di tale prescrizione comporta il venir meno dello standard minimo necessario all'accreditamento e, qualora persista per un periodo superiore a tre mesi, comporta la sospensione e quindi la revoca dell'accreditamento e/o dell'autorizzazione.
5. I soggetti gestori che accreditano strutture e servizi di cui al presente titolo devono garantire attività di supervisione e motivazione del proprio personale, anche finalizzate al contenimento del fenomeno del 'burn out', secondo le modalità indicate nel Piano Sociale Regionale vigente e per le strutture e i servizi sociosanitari nel singolo provvedimento di accreditamento. Il mancato rispetto di tale prescrizione comporta il venir meno dello standard minimo necessario all'accreditamento e, qualora persista per un periodo superiore a tre mesi, comporta la sospensione e, quindi, la revoca dell'accreditamento.
6. Le attività di supervisione devono essere svolte da personale con comprovata esperienza nel coordinamento e nella supervisione di strutture e servizi e con laurea afferente all'area socio-psico-pedagogica.

Articolo 28
(Integrazione sociosanitaria)

1. Le strutture e i servizi oggetto del presente regolamento svolgono attività socio-assistenziali e sociosanitarie, secondo quanto indicato nei requisiti specifici delle singole tipologie di struttura di seguito riportati.
2. Le strutture sociosanitarie, così come indicato in ciascun articolo, sono autorizzate e accreditate secondo quanto stabilito dalla legge regionale 24 giugno 2008, n. 18 e successive integrazioni e modificazioni, nonché dal "Manuale dei requisiti per l'autorizzazione e l'accreditamento delle strutture sanitarie" e per la parte di integrazione sociosanitaria, dalle disposizioni del presente regolamento.
3. Per favorire l'efficacia e l'appropriatezza delle prestazioni sociosanitarie necessarie a soddisfare le necessità assistenziali dei soggetti destinatari, l'erogazione delle prestazioni e dei servizi è organizzata attraverso la valutazione multidisciplinare e multidimensionale del bisogno, la definizione di un piano di assistenza integrato e personalizzato e la valutazione periodica dei risultati ottenuti. A tal fine l'ammissione degli utenti/pazienti alle strutture è disposta dalla Unità di Valutazione Multidimensionale integrata, territorialmente competente, convocata con validità di conferenza dei servizi e integrata dalle necessarie figure professionali, la quale definisce il piano assistenziale individuale e propone l'ammissione alla struttura nel rispetto della libera scelta dell'utente/paziente e dei familiari.
4. La regolazione dei rapporti tra Distretto Sanitario e Ambito Sociale, ai fini del buon funzionamento delle Unità di Valutazione Multidimensionale integrate (UVM), l'adozione di procedure di valutazione condivise degli utenti/pazienti (SVAMA e SVAM-di), nonché di adozione di piani assistenziali integrati e personalizzati (PAI), è demandata al Piano Sociale Regionale, nonché ad uno specifico atto di indirizzo sull'integrazione sociosanitaria adottato dalla Giunta regionale.
Articolo 29
(Riconversione delle residenze protette: norma transitoria)

1. Entro centoventi giorni dall'entrata in vigore del presente regolamento le "residenze protette" autorizzate e/o accreditate ai sensi della precedente normativa regionale socio-assistenziale (le c.d. RP) e operanti in regime privato senza convenzionamento con il Sistema Sanitario Regionale, devono dichiarare al Comune competente la volontà di iscrizione al registro regionale delle strutture autorizzate e/o accreditate scegliendo la tipologia di struttura tra quelle elencate al presente regolamento e adottando la nuova dicitura (con relativo codice identificativo).
2. E' consentita l'iscrizione per più tipologie di struttura, anche in forma modulare, a patto che vengano rispettati tutti gli standard minimi previsti per ciascuna struttura o modulo, comunque in ossequio a quanto previsto dal comma 9 dell'articolo 26.
3. Le residenze protette che adotteranno tale procedura mantengono l'autorizzazione al funzionamento e adeguano i propri standard strutturali ed organizzativi entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente regolamento, formulando, entro tale termine, una nuova istanza di autorizzazione.
CAPO I
STRUTTURE AREA FAMIGLIA E MINORI

Articolo 30
(Comunità alloggio per minori)






Articolo 31
(Comunità di tipo familiare per minori)





Articolo 32
(Comunità educativa mamma bambino)



Articolo 33
(Centro diurno per minori)




CAPO II
STRUTTURE E SERVIZI PER LA PRIMA INFANZIA

Articolo 34
(Servizi educativi per la prima infanzia)
1. I servizi educativi per la prima infanzia si dividono in
Asilo Nido/Nido d'infanzia:
"Servizio rivolto alla prima infanzia (0-3 anni) per promuovere lo sviluppo psico-fisico, cognitivo, affettivo e sociale del bambino e offrire sostegno alle famiglie nel loro compito educativo, aperto per almeno 5 giorni e almeno 6 ore al giorno per un periodo di almeno 10 mesi all'anno. Rientrano sotto questa tipologia gli asili nido pubblici, gli asili nido aziendali e i Micronidi e le sezioni 24-36 mesi aggregate alle scuole dell'infanzia".
Servizi integrativi per la prima infanzia:
"In questa categoria rientrano i servizi previsti dall'art. 5 della legge 285/97 e i servizi educativi realizzati in contesto familiare. In particolare: spazi gioco per bambini dai 18 ai 36 mesi (per massimo 5 ore); centri per bambini e famiglie; servizi e interventi educativi in contesto domiciliare".

Articolo 35
(Norme comuni)

1. In aggiunta a quanto disposto dagli articoli 17 e 21 circa la Carta dei servizi si precisa che fa parte della Carta dei servizi anche il progetto educativo che rappresenta la realizzazione e lo sviluppo dei valori, degli orientamenti, degli obiettivi generali e delle intenzionalità che identificano il singolo servizio.
2. Il gruppo degli operatori dei servizi educativi per la prima infanzia, con un adeguato supporto tecnico pedagogico, provvede all'elaborazione e all'aggiornamento del progetto educativo del servizio (quale attuazione del progetto pedagogico). Il progetto deve prevedere almeno l'organizzazione degli spazi, la programmazione delle attività educative, l'articolazione della giornata dall'accoglienza al ricongiungimento con i genitori, il rapporto con il territorio, gli strumenti del gruppo educativo (osservazione-documentazione-valutazione).
3. Per quanto riguarda la partecipazione delle famiglie, il progetto educativo deve prevedere:
a) la cura dell'accoglienza quotidiana dei genitori e dei loro figli;
b) la partecipazione e condivisione del progetto educativo-didattico;
c) colloqui individuali, da organizzare precedentemente al primo inserimento e ogni volta che se ne ravvisi l'opportunità nel corso dell'anno educativo;
d) riunioni dei genitori dei bambini appartenenti allo stesso gruppo sezione per un confronto sugli aspetti connessi alla realizzazione del progetto educativo;
e) iniziative che favoriscano la socializzazione tra i vari componenti del servizio.
f) incontri su specifiche tematiche educative e problematiche legate alla genitorialità;
g) attività laboratoriali per coinvolgere le famiglie nella vita del servizio.
4. La necessità di aggiornamento professionale del personale in servizio e la formazione degli educatori derivano dalla natura e dalle finalità del servizio. In questa prospettiva è necessario che le iniziative si svolgano secondo una programmazione puntuale e continuativa. Queste iniziative inoltre dovranno essere finalizzate al miglioramento delle competenze professionali del personale e della qualità del servizio. L'aggiornamento professionale in servizio e la formazione permanente degli educatori vengono promossi a livello regionale e a livello di ambito e deve prevedere un monte orario non inferiore a 25 ore per ogni educatore.
5. E' auspicabile che a livello di Ambito venga assicurato il coordinamento pedagogico che svolge compiti di sostegno al lavoro degli operatori, di indirizzo, di sperimentazione, monitoraggio e documentazione delle esperienze e di raccordo tra i servizi.
6. Per facilitare la garanzia della tutela e della vigilanza igenico-sanitaria sui servizi educativi per la prima infanzia sarà offerta dai soggetti gestori la massima collaborazione agli operatori della ASReM. In particolare dovranno essere individuate forme specifiche di collaborazione al fine di garantire l'integrazione dei bambini disabili (Progetto Educativo Individualizzato), inoltre saranno previste visite osservative da parte degli operatori dell'ASReM nei servizi educativi per prevenire eventuali difficoltà dello sviluppo e intervenire prontamente su incipienti difficoltà motorie, linguistiche relazionali, etc.
7. Per ricoprire il ruolo di educatore nei servizi educativi per la prima infanzia si deve essere in possesso di uno dei titoli seguenti:
a) diploma di maturità magistrale o Diploma di maturità rilasciato dal liceo socio-psico-pedagogico;
b) diploma di abilitazione all'insegnamento nelle scuole di grado preparatorio;
c) diploma di dirigente di comunità;
d) diploma di tecnico dei servizi sociali e assistente di comunità infantile;
e) diploma di operatore dei servizi sociali e assistente per l'infanzia;
f) diploma di laurea in pedagogia;
g) diploma di laurea in scienze dell'educazione;
h) diploma di laurea in scienze della formazione primaria;
i) corsi di formazione post-laurea di almeno 600 ore vertenti su tematiche educative per l'infanzia, svolti presso centri riconosciuti o accreditati dalle Regioni;
j) diploma di laurea triennale di cui alla classe L19 del Decreto del Ministero dell'Università e della ricerca 22 ottobre 2004, n.270;
k) diploma di laurea magistrale previsto dal Decreto del Ministero dell'Università e della ricerca 22 ottobre 2004, n.270 di cui alle classi:
1)LM - 50 programmazione e gestione dei servizi educativi;
2)LM - 57 scienze dell'educazione degli adulti e della formazione continua;
3)LM - 85 scienze pedagogiche;
4)LM - 93 teorie e metodologie dell'e-learning e della media education.
8. Per ricoprire il ruolo di coordinatore pedagogico occorre essere in possesso di uno dei seguenti titoli:
a) diploma di laurea in Pedagogia;
b) diploma di laurea in Scienze dell'Educazione;
c) diploma di laurea in Scienze della Formazione Primaria;
d) diploma di laurea in Psicologia.
9. Dal 1° settembre 2015 (anno educativo 2015-2016) saranno ritenuti validi per l'accesso ai posti di educatore di servizi educativi per la prima infanzia i soli diplomi di laurea sopra indicati. Continueranno, comunque, ad avere valore per l'accesso ai posti di educatore tutti i titoli inferiori alla laurea validi al 31 agosto 2015, se conseguiti entro tale data.
10. Il funzionamento dei servizi educativi per la prima infanzia è garantito dal personale educatore e collaboratore che forma il gruppo di lavoro di ogni servizio. Il personale educatore è responsabile della cura e dell'educazione di ogni bambino, elabora e attua il progetto educativo, si relaziona e coinvolge i genitori nella vita del servizio. Il personale collaboratore, addetto ai servizi generali, è responsabile della pulizia, del riordino degli ambienti e materiali e collabora con il personale educatore alla manutenzione e preparazione dei materiali didattici, alla preparazione e distribuzione del vitto e al buon funzionamento del servizio.
11. La dieta andrà concordata con l'ASReM. E' consentito che gli alimenti vengano prodotti da servizio cucina esterna solo per bambini di età superiore ai dodici mesi. La dieta, per i bambini dei Nidi, Micronidi e del servizio di educatrice domiciliare andrà concordata e approvata dall'ASReM.

Articolo 36
(Asilo Nido o Nido d'Infanzia)


Articolo 37
(Micronido)






Articolo 38
(Sezione primavera o Sezione ponte)




Articolo 39
(Spazio gioco)




Articolo 40
(Centro per bambini e famiglie)



Articolo 41
(Servizi e interventi educativi in contesto domiciliare)






CAPO III
STRUTTURE AREA DISABILI


Articolo 42
(Centro socio educativo per disabili)





Articolo 43
(Centro diurno per persone con disabilità)


1. Il Centro diurno per persone con disabilità è una struttura sociosanitaria ed è autorizzata e accreditata secondo quanto stabilito dalla legge regionale 24 giugno 2008, n. 18 e successive integrazioni e modificazioni, nonché dal "Manuale dei requisiti per l'autorizzazione e l'accreditamento delle strutture sanitarie" e per la parte di integrazione sociosanitaria dal presente articolo.


Articolo 44
(Gruppo appartamento per persone con disabilità)



Articolo 45
(Comunità alloggio per persone con disabilità 'dopo di noi')

1. La Comunità alloggio per persone con disabilità è una struttura socio assistenziale che deve avere le caratteristiche illustrate di seguito e all'interno della quale le eventuali prestazioni sanitarie, necessarie per la cura e il benessere dell'utente ospite, vengono erogate, esclusivamente, dal Distretto Sanitario in forma domiciliare (ADI).
2. Le Comunità alloggio per persone con disabilità, pertanto, non accedono all'accreditamento con il Sistema Sanitario Regionale per l'assegnazione delle quote di spesa per l'assistenza a rilievo sanitario erogata alle persone non autosufficienti.



Articolo 46
(Residenza protetta sociosanitaria per persone con disabilità)
1. La Residenza protetta sociosanitaria per persone con disabilità (RPS Disabili) è una struttura sociosanitaria ed è autorizzata e accreditata secondo quanto stabilito dalla legge regionale 24 giugno 2008, n. 18 e successive integrazioni e modificazioni, nonché dal 'Manuale dei requisiti per l'autorizzazione e l'accreditamento delle strutture sanitarie' e per la parte di integrazione sociosanitaria dal presente articolo.



Articolo 47
(Residenza Sanitaria Assistita per disabili)




CAPO IV
STRUTTURE AREA ANZIANI

Articolo 48
(Centro diurno per anziani)





Articolo 49
(Centro diurno integrato per anziani)

1. Il Centro diurno integrato per anziani è una struttura sociosanitaria ed è autorizzata e accreditata secondo quanto stabilito dalla legge regionale 24 giugno 2008, n. 18 e successive integrazioni e modificazioni, nonché dal "Manuale dei requisiti per l'autorizzazione e l'accreditamento delle strutture sanitarie" e per la parte di integrazione sociosanitaria dal presente articolo.



Articolo 50
(Comunità alloggio per anziani)





Articolo 51
(Casa di riposo)





Articolo 52
(Residenza protetta sociosanitaria per anziani)

1. La Residenza protetta socio-sanitaria per anziani è una struttura sociosanitaria ed è autorizzata e accreditata secondo quanto stabilito dalla legge regionale 24 giugno 2008, n. 18 e successive integrazioni e modificazioni, nonché dal "Manuale dei requisiti per l'autorizzazione e l'accreditamento delle strutture sanitarie" e per la parte di integrazione sociosanitaria dal presente articolo.



Articolo 53
(Residenza Sanitaria Assistenziale)

1. La Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) è una struttura sociosanitaria ed è autorizzata e accreditata secondo quanto stabilito dalla legge regionale 24 giugno 2008, n. 18 e successive integrazioni e modificazioni, nonché dal "Manuale dei requisiti per l'autorizzazione e l'accreditamento delle strutture sanitarie" e per la parte di integrazione sociosanitaria dal presente articolo.




CAPO V
STRUTTURE AREA DISAGIO ADULTO E MARGINALITA' SOCIALE

Articolo 54
(Casa rifugio per donne vittime di tratta)




Articolo 55
(Centro di pronta accoglienza per adulti in difficoltà)




Articolo 56
(Casa rifugio per donne vittime di violenza)

1. La Casa rifugio per donne vittime di violenza è disciplinata dalla legge regionale 10 ottobre 2013, n. 15 e dal relativo piano di attuazione triennale.

Articolo 57
(Centro di accoglienza per detenuti ed ex detenuti)




Articolo 58
(Comunità alloggio per ex-tossicodipendenti)




Articolo 59
(Residenza sociosanitaria a bassa intensità per persone con disturbo mentale)

1. La Residenza sociosanitaria a bassa intensità per persone con disturbo mentale è una struttura sociosanitaria ed è autorizzata e accreditata secondo quanto stabilito dalla legge regionale 24 giugno 2008, n. 18 e successive integrazioni e modificazioni, nonché dal "Manuale dei requisiti per l'autorizzazione e l'accreditamento delle strutture sanitarie" e per la parte di integrazione sociosanitaria dal presente articolo.



Articolo 31
(Fattorie sociali)

1. Le Fattorie sociali sono disciplinate dalla legge regionale 10 febbraio 2014, n. 5 e dai relativi atti di attuazione.


CAPO VI
ELENCO SERVIZI E INTERVENTI SOCIALI

Articolo 61
(Segretariato Sociale)




Articolo 62
(Servizio sociale professionale - SSP)




Articolo 63
(Assistenza Domiciliare Educativa - ADE)




Articolo 64
(Sostegno socio-educativo scolastico)



Articolo 65
(Assistenza domiciliare socio-assistenziale - SAD)




Articolo 66
(Assistenza domiciliare integrata - ADI)




Articolo 67
(Pronto Intervento Sociale - PIS)




Articolo 68
(Centro antiviolenza)

1. Il Centro per donne vittime di violenza è disciplinato dalla legge regionale 10 ottobre 2013, n. 15, e dal relativo piano di attuazione triennale.


Articolo 69
(Affidamento familiare dei minori)

1. Si fa rinvio formale a quanto stabilito in materia nella direttiva regionale approvata con deliberazione di Giunta regionale n. 1092 del 16 novembre 2009.

Articolo 70
(Mediazione culturale)




Articolo 71
(Contrasto alla povertà e alla devianza)





Articolo 72
(Borsa lavoro)




TITOLO IV
COMPARTECIPAZIONE AL COSTO DEL SERVIZIO

Articolo 73
(Criteri della compartecipazione al costo del servizio)

1. I Comuni e i Comuni associati in Ambiti territoriali sociali definiscono forme di compartecipazione degli utenti al costo dei servizi, con riferimento a tutti i servizi e alle prestazioni a domanda individuale, previsti dal presente regolamento e nel rispetto del Piano Sociale di Zona. La compartecipazione da parte degli utenti deve essere determinata assumendo a riferimento i seguenti principi:
a) gradualità della contribuzione secondo criteri di equità e solidarietà in relazione alle condizioni economiche effettive;
b) adozione della metodologia ISEE per la valutazione delle condizioni economiche.
2. La compartecipazione al costo dei servizi è definita sulla base dell'ISEE i cui campi di applicazione e la determinazione sono acquisiti integralmente dal D.P.C.M. n. 159 del 5 dicembre 2013. In particolare si considerano, ai fini del presente regolamento, integralmente richiamati i seguenti articoli:
- Art. 1 Definizioni;
- Art. 2 ISEE;
- Art. 3 Nucleo familiare;
- Art. 4 Indicatore della situazione reddituale;
- Art. 5 Indicatore della situazione patrimoniale;
- Art. 6 Prestazioni agevolate di natura socio sanitaria;
- Art. 7 Prestazioni agevolate rivolte a minorenni;
- Art. 9 ISEE corrente.
3. I Comuni garantiscono, in ogni caso, l'accesso prioritario ai servizi dei soggetti in condizioni di povertà per la presenza di difficoltà di inserimento nella vita sociale attiva e nel mercato del lavoro ovvero con limitata capacità di provvedere alle proprie esigenze per inabilità di ordine sensoriale, fisico e psichico, nonché dei soggetti sottoposti a provvedimenti dell'autorità giudiziaria.
4. La valutazione della situazione economica del richiedente è determinata con riferimento al nucleo familiare, combinando i redditi ed i patrimoni di tutti i componenti, calcolati nel rispetto del D.P.C.M. 5 dicembre 2013, n. 159. In particolare, per i servizi e gli intereventi di cui al presente regolamento si applicano gli articoli 6 e 7 del predetto D.P.C.M..
5. Per la determinazione della compartecipazione al costo delle prestazioni sociali si procede individuando:
a) la soglia al di sotto della quale il soggetto richiedente la prestazione è esentato da ogni forma di compartecipazione al costo del servizio. Tale soglia viene individuata in un valore dell'ISEE minimo regionale uguale ad euro 7.000,00;
b) la soglia ISEE al di sopra della quale il soggetto richiedente la prestazione è tenuto a corrispondere per intero il costo unitario del servizio previsto dal soggetto gestore è fissata in euro 16.501,00.
6. I Comuni singoli o gli Ambiti Territoriali Sociali adottano un regolamento per la definizione delle modalità per l'accesso e la compartecipazione degli utenti al costo dei servizi e delle prestazioni e possono definire modalità diverse di determinazione della quota di compartecipazione nell'ambito dei limiti minimi e massimi fissati dal presente articolo.
7. Con il regolamento di cui al comma 6 sono stabilite le modalità per la presentazione della domanda di prestazione sociale agevolata, i casi e le modalità di utilizzo della dichiarazione sostitutiva concernente la situazione reddituale e patrimoniale del richiedente la prestazione agevolata, i controlli sulla veridicità delle dichiarazioni presentate, comunque sempre in coerenza con quanto disposto dal D.P.C.M. n. 159/2013.
8. Qualora i Comuni singoli o associati in Ambiti Sociali non adottino il regolamento di cui al comma 6, decorso il novantesimo giorno dall'entrata in vigore del presente regolamento, gli utenti, i gestori e i Comuni, per determinare la percentuale di compartecipazione al costo dei servizi e interventi di cui al presente Regolamento dovranno riferirsi alla seguente tabella:



Articolo 74
(Criteri per la individuazione del nucleo familiare)

1. Ai fini dell'applicazione del presente regolamento si fa riferimento al nucleo familiare come viene definito dall'articolo 3 del D.P.C.M. n. 159/2013.


Il presente Regolamento è pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Molise.

E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare come regolamento della Regione Molise.
ALLEGATO

Allegato 1 Nomenclatore regionale delle strutture, degli interventi e dei servizi socio assistenziali (e sociosanitari ad alta integrazione)
























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