REGIONE MOLISE
Consiglio Regionale
Resoconto della seduta del 23/07/2002

STUDIO PER L'AGGIORNAMENTO DEL PIANO DI UTILIZZAZIONE DELLE RISORSE IDRICHE PER LO SVILUPPO DELLA REGIONE. VALUTAZIONE DEI FABBISOGNI E DELLE DISPONIBILITA'.

PRESIDENTE FUSCO PERRELLA: La parola al relatore, il Consigliere Di Lisa. Ne ha facoltà.

Consigliere DI LISA: Chiedo anticipatamente scusa se vi tratterrò un poco di tempo, ma credo che l'argomento sia particolarmente impegnativo e probabilmente, in tema di acque, l'aridità di alcune cifre, sia necessaria.
Il dibattito odierno si inserisce all'interno di uno scenario mondiale nel quale l'acqua rappresenta, sempre più, il simbolo di un sistema globalizzato, saturo di contraddizioni.
Matura la consapevolezza che l'acqua è una risorsa naturale rinnovabile ma è allo stesso tempo limitata. E mentre cresce la popolazione e le proprie necessità, le risorse idriche complessive rimangono fondamentalmente costanti.
Oggi l'acqua viene utilizzata senza tenere conto dei consumi crescenti e della stabilità delle fonti di approvvigionamento: dal 1950 il suo consumo globale è triplicato; i suoi sprechi, rispetto al fabbisogno produttivo e vitale, sono aumentati del 15000%, anche se circa 1,5 miliardi di esseri umani soffrono della mancanza di risorse idriche per l'intero anno e altri 600 milioni per almeno 4 mesi l'anno.
In alcuni paesi, tra cui l'Italia, l'acqua abbonda e spesso produce disastri ambientali derivanti non solo dalla natura geologica e morfologica del terreno, ma da interventi antropici spesso sconsiderati, da pratiche agronomiche non sostenibili e dal disboscamento eccessivo, ed il Molise ne rappresenta un chiaro esempio.
I dati riferiscono che il 21% della popolazione mondiale controlla direttamente o indirettamente il 76% delle risorse di acqua dolce utilizzata e ne consuma, con sprechi incredibili, il 97%. Di questo 76%, oltre il 65% è in mano a soggetti privati.
Ogni giorno nel mondo 6000 bambini muoiono per la mancanza di acqua potabile.
Questa situazione e l'incapacità di garantire un equo accesso a tutti alle risorse di acque dolci e di governare il rapporto con la crescita industriale ed agricola rappresenta un problema politico e culturale che rimetterà in discussione gli stessi modelli di consumo e di sviluppo del Nord del mondo ed è la motivazione non dichiarata, ma reale, di vere e proprie guerre tra regioni e tra stati. In Italia un cittadino su tre soffre "la sete" per tre mesi l'anno e nel Mezzogiorno la crisi idrica interessa addirittura sette italiani su dieci, condizionando pesantemente l'economia e le potenzialità di crescita delle regioni meridionali.
Crisi che, oltre ad oggettive condizioni climatiche, geografiche ed orografiche, è riconducibile ad una dissennata gestione delle risorse idriche ed, in certa misura, ad un utilizzo eccessivo e non governato da parte delle imprese meridionali e nazionali.
Il 90% delle acque dell'Italia Meridionale è utilizzata dagli agricoltori e dalle industrie con il più alto consumo d'acqua in Europa per ettaro irrigato e con un rapporto quantità acqua usata/quantità produzione industriale tra i peggiori del mondo.
E dove, sempre grazie alla gestione dissennata degli acquedotti, nel Sud oltre il 40% dell'acqua, con punte superiori al 60% ed oltre, si spreca a causa delle perdite delle reti.
La gestione fallimentare delle reti, gli sprechi legati ai sistemi di irrigazione, quasi sempre a pioggia o a canaletta, unitamente ad una fase in cui si registrano lunghi ed intensi periodi di siccità esaltano la drammaticità dei problemi.
Basti pensare a quanto accade in questi giorni in tutta l'Italia meridionale ma anche in regioni nelle quali tradizionalmente il problema nel passato non si è presentato.
L'emergenza idrica è esplosa con drammaticità assumendo le caratteristiche di calamità nazionale facendo emergere le storture accumulate in decenni, scelte programmatiche sbagliate e la necessità di fare i conti con il problema acqua in termini economici e culturali radicalmente diversi dal passato.
Il re è nudo, verrebbe da dire, e noi tutti siamo messi di fronte ad una realtà che spesso esorcizziamo. Di fronte alle nostre responsabilità ed alla necessità di modificare modelli di sviluppo ma anche individuali di vita.
Occorre promuovere una vera e propria campagna per il buon uso dell'acqua attraverso la più ampia informazione e sensibilizzazione dei cittadini, in particolare i più giovani, anche con specifiche iniziative nelle scuole e la istituzione della giornata dell'acqua.
Coinvolgere gli enti locali nella definizione di nuove regole per l'uso dell'acqua penalizzando economicamente gli sprechi, rilanciare una politica di depurazione delle acque reflue ai fini irrigui ed industriali, investendo in ricerca ed innovazione per esempio nel campo della desalinizzazione delle acque marine.
Nel Molise la situazione, seppure sensibilmente migliorata negli ultimi anni in virtù degli interventi effettuati sugli adduttori principali e subordinatamente sulle reti di distribuzione, presenta forti analogie con quella delle altre regioni meridionali. Negli ultimi anni anche nella nostra regione si è acceso e sviluppato un ampio dibattito sulle tematiche legate alle risorse idriche, alla loro utilizzazione, e soprattutto al rapporto con le regioni limitrofe (Puglia, Campania ed Abruzzo). Un dibattito spesso accompagnato da polemiche e speculazioni politiche, per di più non supportato da elementi oggettivi di conoscenza che oggi invece abbiamo con lo studio in esame ed in discussione.
Uno studio che, ritengo sia stato eseguito con competenza e professionalità, da tecnici della nostra struttura troppo spesso non adeguatamente valorizzata. Perciò consentitemi un plauso esplicito ed un ringraziamento all'intero gruppo di lavoro ed in particolare all'ing. Conti, che lo ha coordinato.
Va riconosciuto che è oggettivamente difficile affrontare una discussione serena in presenza di situazioni drammatiche per molti comuni che, nel periodo estivo, sono costretti ad erogare l'acqua potabile solo in alcune ore del giorno o addirittura a giorni alterni; altri costretti ad erogare non acqua di sorgente ma da invaso. Quando esistono contrade non ancora servite da acqua corrente, aree produttive nelle quali l'acqua non è sufficiente, numerose aree potenzialmente irrigabili ma prive di infrastrutture irrigue o della risorsa acqua.
Negli ultimi anni, poi, la particolare scarsità di precipitazioni, l'episodio di vera e propria scomparsa delle acque in un tratto di una decina di chilometri del Trigno a causa del prelievo assurdo ed indiscriminato operato dal Consorzio di Bonifica di Vasto, all'altezza della Traversa di san Giovanni dei Lipioni, ha contribuito ad aggravare, prima ancora sul piano psicologico, la situazione, facendo emergere un quadro regionale complesso e difficile. Eppure, ritengo significativamente positiva l'audizione di qualche giorno fa con gli amministratori locali e di altri enti coinvolti che con determinazione e pacatezza hanno fatto le loro osservazioni senza isterismi e drammatizzazioni.
La serenità del confronto non era scontata, considerato il contesto nel quale è avvenuto. Qualche considerazione merita l'unilaterale inserimento del Governo nella Legge Obiettivo di una condotta per derivare acqua dall'invaso del Liscione a quello di Occhito e l'infrastruttura denominata "Integrazione portata dell'Acquedotto Campano occidentale dal Fiume Volturno a Venafro", che prevede l'utilizzo di 40 Mm3, a meno di una quota da destinare ad uso potabile nella Regione Molise, ad integrazione delle risorse per l'acquedotto Campano Occidentale per uso idrico – potabile dell'area metropolitana di Napoli.
Opere chiaramente finalizzate alla risoluzione di problemi idrici della Puglia e della Campania, ma ricadenti in territorio molisano e perciò caricate come investimenti in quota alla nostra regione che rischia, oltre al danno, la beffa.
Da quanto mi è dato conoscere non esistono richieste della nostra regione per la realizzazione di queste opere. Per questo mi sembra calzante il paragone fatto in quest'aula del Molise, che seguendo questa logica, sarebbe abilitato a realizzare progetti in Piazza del Duomo a Milano.
Questi episodi ed atteggiamenti hanno innegabilmente fatto emergere la fragilità e la debolezza di questa regione che rischia di ritrovarsi vaso di coccio tra vasi di ferro.
Io vorrei ricordare prima a me stesso e poi a voi colleghi che questo Consiglio ha deciso qualche mese fa all'unanimità:
di reimpostare tutti i rapporti con le altre regioni riguardanti le gestioni delle risorse idriche, rivendicando il diritto per il Molise a soddisfare prioritariamente le proprie esigenze idropotabili, ambientali e produttive;
- di sospendere qualsiasi procedura in atto che preveda ulteriori trasferimenti di acqua con la stipula di nuovi accordi di programma, sino all'approvazione del Piano regionale delle acque ed alle risultanze e direttive che il Consiglio regionale adotterà a riguardo;
- di chiedere al Governo di destinare le risorse previste per la realizzazione dell'adduttore dal lago di Ponte Liscione a Finocchito al rifacimento delle reti idriche urbane ed al potenziamento delle infrastrutture irrigue del Molise.
Queste operazioni richiedono perciò la rapida adozione del nuovo piano che di fatto, a questo punto, è l'unico strumento che ci consente di rivedere vecchie intese con le altre regioni che ci hanno già in passato fortemente penalizzate se è vero ad esempio che l'Invaso di Chiauci, ricadente in territorio interamente molisano, viene realizzato, e dovrebbe essere gestito, dal Consorzio di Bonifica di Vasto.
Io spero che quanto leggiamo quotidianamente sugli organi di informazione di accordi ormai solo da perfezionare con la Regione Puglia, con il patrocinio del Sottosegretario Viceconte, siano solo illazioni giornalistiche perché, come vedremo, il Molise non solo non ha disponibilità idriche da derivare verso altre regioni, se vuole costruire un futuro sereno per quanto riguarda l'approvvigionamento idrico, ma ha l'esigenza di rivedere le intese vigenti con le regioni limitrofe.
Noi abbiamo il dovere di garantire non solo oggi acqua alla nostra comunità regionale ma anche alle future generazioni.
Io credo che su questo punto è necessario chiarezza politica e non è possibile accedere a forme di mediazione che non salvaguardino questo principio.
I problemi idrici attuali del Molise sono dovuti soprattutto alla carenza ed all'inadeguatezza delle reti, alla loro fatiscenza, alla loro gestione tecnica e tariffaria . Non a caso nelle reti di distribuzione si registrano perdite che superano abbondantemente il 60% e che, lo posso affermare per esperienza professionale, spesso sono fonte di gravi dissesti idrogeologici che interessano gli abitati.
Tabella esemplificativa
    Comuni

Volume di acqua fornito dall'ERIM (m3/anno)

Dotazione pro capite fornita (l/ab*giorno)

Volume di acqua erogato agli utenti finali (m3/anno)

Rapporto volume non erogato / volume fornito
    Agnone
1.154.311
527
380.798
67%
    Boiano
2.025.393
644
633.800
69%
    Campobasso
*10.129.909
539
3.623.892
64%
    Guglionesi
739.493
383
276.205
63%
    Larino
1.541.524
516
730.000
53%
    Montenero di Bisaccia
900.891
371
349.625
61%
    Riccia
687.172
319
215.660
69%
    San Martino in Pensilis
708.971
407
392.700
45%
    Santa Croce di M.
572.166
314
241.898
58%
    Triveneto
553.870
283
207.443
63%
    Venafro
2.659.603
670
512.105
81%
    Totale
21.673.303
7.564.126
·
esclusa la fornitura effettuata direttamente alla ASL

Su questo punto sia gli amministratori locali che hanno preso parte alla specifica audizione che la Commissione Consiliare concordano che l'attuale condizione delle reti e del sistema gestionale rendono molto difficile, nel breve-medio periodo, raggiungere l'obiettivo di ridurre le perdite al 20% massimo così come fissato dalle norme e dallo studio. Tuttavia tale obiettivo va perseguito con decisione e determinazione attraverso un intervento radicale sulle reti esistenti, una loro gestione unitaria, che come vedremo successivamente sarà possibile realizzare attraverso l'Azienda Molise Acque e la costituzione dell'ATO, e l'attrezzamento delle reti irrigue.
Questo è un punto fondamentale che richiede ingenti investimenti da parte del Governo nazionale, che pare abbia destinato 600 miliardi di vecchie lire per il Molise, e di questo naturalmente siamo soddisfatti, che non si possono subordinare, per non usare il verbo barattare, con la cessione della risorsa acqua.
Questa regione ha il diritto ad una moderna ed efficiente infrastrutturazione ed ha il dovere di ottenerla senza mettere in discussione la propria autonomia e dignità istituzionale come è già accaduto nel passato.
Lo studio Confindustria evidenzia che il Molise aveva nel 1995 una dotazione infrastrutturale nel settore idrico pari al 17,9% della media nazionale, a fronte del 40% delle regioni del mezzogiorno.
Gli investimenti richiesti, ed ottenuti solo in parte, servono perciò a recuperare il ritardo nella dotazione infrastrutturale e non a compensare, con somme una-tantum, la cessione definitiva delle nostre acque.
Gli interventi infrastrutturali sulle reti, una più adeguata gestione, il superamento di pratiche irrigue improntate allo spreco di acqua, così come è stato più volte sottolineato anche in quest'aula, consentirà un risparmio di risorsa idrica.
Solo dopo aver accertato e verificato il soddisfacimento delle esigenze idriche della nostra regione e garantito la salvaguardia dell'ambiente l'acqua eccedente potrà essere messa a disposizione anche delle altre regioni in ossequio al principio della solidarietà e della universalità del diritto all'acqua.
L'obiettivo di contenere le perdite delle reti per ridurle ad un massimo del 20% deve essere a maggior ragione e con maggiore coerenza essere perseguito da quelle regioni limitrofe che si approvvigionano dalle risorse idriche molisane.
I pugliesi , ad esempio, secondo uno studio eseguito dal Dipartimento di Ingegneria delle Acque (DIA), Politecnico di Bari, hanno una dotazione idropotabile pro-capite di 460/ls, superiore a quella dei molisani.
La salvaguardia dell'ambiente è condizione indispensabile per la rigenerazione della risorsa acqua. Per questo valuto importante e molto positivo il nuovo protocollo tecnico di intesa sottoscritto in data 6.4.2000 tra la regione Molise e la Campania, e successivamente approvato da entrambe le regioni, con il quale viene fissato il principio che inizia a considerare, nella utilizzazione delle risorse idriche, il "costo ambientale".
Il 7% delle risorse finanziarie rinvenienti dall'intesa sarà destinato alla realizzazione di interventi finalizzati ad assicurare il monitoraggio, la tutela e la salvaguardia delle aree interessate dai prelievi, nonché le migliori condizioni ambientali del bacino idrografico.
A mio parere questa è la strada da perseguire. Bisogna tendere ad aumentare la percentuale del 7% ed applicare il principio anche con la Puglia, per quanto riguarda l'utilizzazione dell'acqua dell'invaso di Occhito, l'Abruzzo, con riferimento a Chiauci, ed ancora alla Campania relativamente al prelievo operato nel bacino del Volturno, allineando il predetto costo ambientale a quelle che saranno le risultanze nelle intese relative alle altre regioni come ad esempio tra la Puglia e la Basilicata.
Naturalmente il principio è valido anche per il Molise.
La montagna è "la fabbrica" dell'acqua che viene utilizzata per i diversi scopi in pianura ed al mare. Fare investimenti in montagna, favorire la permanenza in montagna, la manutenzione della montagna, attraverso anche forme di incentivazione per chi vive in montagna e rinuncia ad attività che metterebbero in discussione l'ambiente, è interesse di tutti perché si garantisce la continua rigenerazione della risorsa acqua.
Ora vorrei passare, seppure schematicamente, dapprima ad illustrare l'iter amministrativo che lo studio ha seguito, poi le risultanze cui è pervenuto.
Con deliberazione 30.12.1988, n. 6543, la Giunta Regionale decise di procedere alla verifica ed aggiornamento del "piano delle acque", approvato con deliberazione n. 194 del 7/51981 del Consiglio Regionale, affidando ad Aquater-Lotti lo "Studio di aggiornamento ed integrazione del piano di utilizzazione delle risorse idriche per lo sviluppo della regione".
Lo studio, redatto nel luglio 1991 e revisionato nel novembre 1991, è stato approvato dalla Giunta Regionale con deliberazione 22.12.1995, n. 5259, unitamente allo "Studio per la utilizzazione a scopo idroelettrico delle risorse idriche della Regione Molise", messo a disposizione dalla Finmolise s.p.a. e dalla partecipata Idreg Molise s.p.a come complemento dei predetti elaborati.
Dopo il parere favorevole espresso in data 12.3.1997 dalla Terza Commissione Consiliare, lo studio è stato oggetto di un lungo esame da parte del Consiglio Regionale che, con deliberazione 23.02.2000 n. 98, ha infine formulato una serie di prescrizioni, cui ottemperare prima dell'approvazione definitiva, tra le quali:
- determinazione del minimo deflusso vitale;
- verifica dei fabbisogni turistici, irrigui ed industriali;
- verifica delle effettive disponibilità sulla base delle attuali risorse captate, invasate o relative ai soli invasi in fase di costruzione (Chaiuci, Arcichiaro);
- approfondimento delle potenziali disponibilità connesse all'utilizzo delle acque sotterranee.

La Giunta Regionale, con deliberazione 28.12.2000 n. 1835, ha conferito ad un gruppo di lavoro, costituito da funzionari in servizio presso le strutture regionali, l'incarico di procedere alle attività di verifica, conseguenti alle prescrizioni formulate dal Consiglio Regionale per l'approvazione definitiva dell' aggiornamento del piano di utilizzazione delle risorse idriche.
Con la medesima deliberazione la Giunta Regionale, considerato che l'Istituto Nazionale di Economia Agraria (INEA) stava redigendo lo "Studio sull'uso irriguo della risorsa idrica, sulle produzioni agricole irrigate e sulla loro redditività" per le Regioni dell'Obiettivo 1, ed acquisita la disponibilità dell'INEA per un ulteriore approfondimento, ha ritenuto opportuno che il gruppo di lavoro interno si coordinasse con l'INEA al fine di acquisire una valida base conoscitiva di settore per la successiva definizione dei fabbisogni irrigui, che rappresentano la maggiore idroesigenza da valutare nel complessivo bilancio fabbisogni-disponibilità.
Preventivamente va precisato che lo studio non ha verificato l'utilizzazione delle risorse idriche per gli usi idroelettrici, essendo in avanzata fase di elaborazione lo specifico "Piano energetico della Regione Molise".
Esso, inoltre, non ha determinato il minimo deflusso vitale, così come richiesto dal Consiglio con la citata Deliberazione n°98 del 23.02.2000.
Il concetto di deflusso minimo vitale (DMV) è stato introdotto, per la prima volta nella normativa nazionale, dall'articolo 3 della legge n.183/89.
Tale concetto è stato successivamente ripreso ed ampliato dalla legge n. 36/94 all'articolo 3, comma 3.
Il decreto legislativo n. 152/99, come modificato ed integrato dal decreto legislativo n. 258/2000, individua gli obiettivi minimi di qualità ambientale per i corpi idrici significativi e gli obiettivi di qualità per specifica destinazione dei corpi idrici; inoltre, prevede che il piano di tutela costituisce un piano stralcio di settore del piano di bacino e deve essere redatto ed adottato dalle regioni, entro il 31.12.2003, sulla base dei programmi per la conoscenza dello stato qualitatitativo e quantitativo (che le regioni avrebbero dovuto elaborare e rendere operativi entro il 31.12.2000) e degli obiettivi e delle priorità degli interventi (che le Autorità di bacino avrebbero dovuto definire entro il 31.12.2001). Pertanto:
· Spetta alle Autorità di bacino, nell'ambito delle attività di programmazione e pianificazione per la razionale utilizzazione delle risorse idriche, in pratica definire il minimo deflusso vitale a livello di bacino;
· le linee guida per la determinazione del minimo deflusso vitale devono essere ancora emanate dall'ex Ministero dei lavori pubblici;
Allo stato attuale è in corso di definizione da parte del settore regionale competente con la collaborazione dell'ARPAM, la redazione della "Carta delle vocazioni ittiche dei corpi idrici regionali" e la classificazione annuale per le acque salmonicole e ciprinicole).
L'inquadramento di carattere generale, comunque è stato inserito nel contesto dei fabbisogni idrici intersettoriali in linea con i recenti orientamenti normativi e con l'impostazione individuata nelle prescrizioni formulate dall'assemblea regionale.
Infatti è previsto in 1000 l/s il rilascio minimo in alveo per il Biferno e 700 l/s per il Trigno.
Lo studio partendo dall'impostazione metodologica dello studio Aquater – Lotti e seguendo i concetti innovativi introdotti dalla normativa di settore ed i criteri e le metodologie riportate negli atti di indirizzo (con particolare riferimento al D. P.C. M. 4 marzo 1996), si è proposto di costruire il quadro della attuale situazione, soprattutto sotto l'aspetto quantitativo, e verificare i relativi bilanci fabbisogni-disponibilità, sulla base delle risorse individuate dal Consiglio Regionale.
Esso consta di un volume nel quale sono valutati i fabbisogni, un secondo volume nel quale vengono evidenziate le disponibilità ed un terzo riservato alle tabelle.

FABBISOGNI

Fabbisogni per usi idropotabili.
Dalle analisi svolte sui dati ISTAT, ASL ed EPT risulta che la popolazione diminuisce, che le dinamiche registrate nel corso degli ultimi anni indicano un significativo processo di sviluppo turistico mentre c'è un sostanziale trend negativo nel settore zootecnico.

Popolazione al 1999
327.987
Popolazione al 2006
323.914
Popolazione al 2016
318.094
Popolazione al 2036
306.456

I fabbisogni idrici sono stati calcolati su base comunale e quelli complessivi, sulla base degli standard idrici e della popolazione prevista, nella ipotesi fondamentale che, attraverso un complessivo programma di interventi strutturali per le reti di distribuzione comunali, si raggiunga un livello massimo di perdite del 20% degli standard fissati; una percentuale di perdita superiore al predetto valore viene considerata come un "fabbisogno aggiuntivo" e non già una limitazione delle assegnazioni pro-capite.
Su questo punto ho già riferito il giudizio degli amministratori locali in occasione dell'audizione e della Commissione.
Tipologia comuni per dimensione demograf.Standard idrici per usi civili (l/ab* g)
< 5.000 abitanti
250
5.000-10.000 abitanti
300
10.000-20.000 abitanti
370
20.000-50.000 abitanti
450



Riepilogo dei fabbisogni idropotabili
    Fabbisogni idropotabili massimi
Studio (m3/anno)
Verifica (m3/anno)
2016
203620162036
    Civili
39.886.024
39.350.53437.969.66137.969.661
    Turistici
2.675.582
2.715.8252.988.4513.078.344
    Zootecnici
6.521.558
7.064.3635.843.1056.405.371
Totale
49.083.164
49.130.72246.801.21747.453.377


Fabbisogni per usi industriali -
Sulla base dei dati forniti dai Consorzi per i nuclei di sviluppo industriale e dai comuni interessati, è stata elaborata la seguente tabella riassuntiva.

Studio
Situazione attuale
Superficie netta destinata a lotti industriali (Ha)Superficie occupata da aziende (Ha)N°Superficie netta destinata a lotti industriali (Ha)Superficie occupata da aziende (Ha)
    Nuclei Industriali
3
73832231.015428
    Aree P.I.P.
22
3524645587231
25
1.090368481.602659


Lo Studio ha sottolineato che dovrebbe essere posta maggiore attenzione in ordine alla localizzazione di attività produttive significativamente idroesigenti, tenendo conto delle possibili risorse utilizzabili, dopo aver soddisfatto i fabbisogni primari, e delle compatibili opere infrastrutturali che potrebbero essere realizzate in un corretto rapporto costo benefici; reali difficoltà attuative dovrebbero indirizzare la localizzazione in siti più idonei e maggiormente attrezzati.
Sulla base delle superfici destinate a lotti industriali e degli standard in precedenza fissati, sono stati calcolati i fabbisogni idrici annui, applicando coefficienti di saturazione diversi per gli orizzonti temporali scelti.

Attualmente il consumo di acqua a scopo industriale è di circa 10 Mm3.
2016
2036
24.876.575 m3/anno
34.813.780 m3/anno
* compreso l'interporto

Fabbisogni per usi irrigui - L'INEA ha individuato le ulteriori aree suscettibili di irrigazione e ha valutato i relativi fabbisogni idrici unitari e complessivi; il rapporto, approvato nella stesura finale dalla Giunta Regionale con deliberazione 11.03.2002, n. 374, ha definito la distribuzione delle aree ancora attrezzabili secondo fasce altimetriche, limitando fino a 300 m s.m. l'individuazione delle superfici per la zona del basso Molise.
Ipotizzata la distribuzione colturale delle aree attrezzabili ed applicati i fabbisogni medi unitari per le singole tipologie, sono stai calcolati i fabbisogni idrici lordi complessivi per le aree aggiuntive e quelle già attrezzate.



Fabbisogni irrigui (Mm3)
Superficie Superficie attrezzabile
ad oggi attrezzata 200 m s.m.250 m s.m.300 m s.m.
    Consorzi
    di Bonifica
Destra Trigno
44,7635,5648,5856,03
Integrale larinese
16,2436,6451,5656,54
Piana di Venafro
14,770,390,390,39
    Aree irrigue minori
Matese di Boiano
8,231,061,061,06
Centro Pentria0,830,830,83
    Altro Extraconsortile
Basso Molise4,385,556,29
area Boiano-Sepino6,766,766,76
area Isernia1,771,771,77
Totale regionale
84,00
87,39116,50129,67


I fabbisogni complessivi per usi irrigui, ricordando che la limitazione di quota è stata applicata soltanto per le aree ancora attrezzabili del basso Molise è:
Fabbisogni per usi irrigui
    Aree attrezzate ed attrezzabili fino a quota 300 m s.m.
213,67 Mm3
    Aree attrezzate ed attrezzabili fino a quota 250 m s.m.
200,50 Mm3
    Aree attrezzate ed attrezzabili fino a quota 200 m s.m.
171,39 Mm3
Disponibilità idriche
La definizione delle disponibilità idriche è stata effettuata attraverso le specifiche attività di verifica articolate nelle seguenti fasi:
· analisi dei recenti dati pluviometrici e termometrici;
· aggiornamento delle conoscenze idrogeologiche;
· analisi dei dati disponibili relativi alle sorgenti utilizzate dall'ERIM, indicate come principali;
· quadro generale delle sorgenti utilizzate direttamente dai Comuni, indicate come locali;
· risorse idriche disponibili dagli invasi realizzati o in corso di realizzazione, come indicato dal Consiglio Regionale.
L'Analisi dei recenti dati pluviometrici e termometrici ha evidenziato più che una diminuzione complessiva delle precipitazioni, una diversa distribuzione con massime in primavera.
In generale, lo studio evidenzia che l'attuale mancanza di una sufficiente e coordinata rete di stazioni idrometriche (con serie temporali significative anche per l'ultimo ventennio) e di un sistema di monitoraggio delle sorgenti (in grado di misurare la effettiva disponibilità e non, come nel caso dell'ERIM,soltanto le portate prelevate) non consentono di analizzare il reale legame afflussi-deflussi, se non attraverso la costruzione di modelli teorici, per la cui calibrazione si renderebbe comunque necessario utilizzare dati relativi a bacini e territori contermini.
Strutture idrogeologiche - Le conoscenze idrogeologiche relative al territorio molisano risultano molto incomplete e soprattutto disomogenee, con diversi livelli di approfondimento e con interpretazioni in taluni casi discordanti;
Attraverso il coinvolgimento delle istituzioni e strutture che operano sul territorio regionale (Università degli Studi del Molise, Autorità di bacino, ARPA, Servizi Idrografici etc.), potrebbe e dovrebbe svilupparsi uno studio organico, in diverse fasi e con la possibilità di individuare aree pilota, per la definizione di un successivo e coordinato programma operativo.
Vale la pena evidenziare che comunque sono state già individuate strutture che hanno un buon potenziale idrico (Montagna di Frosolone, Piana di Venafro, conoide di Campochiaro etc.).
Sorgenti principali - Per le sorgenti che alimentano gli acquedotti principali, l'ERIM dispone di reali misurazioni dei prelievi effettuati.
Sorgenti locali - Per le sorgenti utilizzate dai comuni per l'alimentazione degli acquedotti locali, si è proceduto ad una preliminare ricognizione per individuare, per ogni ente, le risorse locali attualmente captate o interessate da lavori in corso di realizzazione.
· Mancando un completo catasto delle utilizzazioni in atto, molte delle quali ereditate dalla Cassa per il Mezzogiorno, il lavoro si è basato sulle informazioni, più o meno precise, raccolte presso i vari enti.
Non disponendo di reali ed aggiornate misurazioni sulle singole sorgenti, e nella impossibilità, per la maggior parte dei casi, di collegare direttamente i prelievi con le erogazioni effettuate agli utenti, non è stato possibile riportare o valutare, come per le sorgenti utilizzate dall'ERIM, i valori delle disponibilità idriche utilizzate.
Sono circa 160 le sorgenti minori utilizzate per l'approvvigionamento idropotabile dei comuni e forniscono un quantitativo idrico valutabile in 7 Mm3.


Invaso di Ponte Liscione sul fiume Biferno
Le principali caratteristiche dell'invaso sono:
    - bacino sotteso
1043 Km2
    - quota massima di invaso
129,00 m s.m.
    - quota massima di regolazione
125,50 m s.m.
    - volume totale
173 Mm3
    - volume utile
137 Mm3
    - volume di laminazione
25 Mm3
    - volume acque morte
11 Mm3
    - ente gestore
ERIM

Per questo invaso, solo nell'ultimo anno, dopo la realizzazione degli interventi prescritti dal Servizio Nazionale Dighe, è stato autorizzato l'aumento del livello di invaso, dalla quota 122,00 m s.m., a quella massima di 125,50 m s.m.; tale quota, peraltro, non è stata raggiunta nel corso dell'anno considerato nello studio a causa dell'insufficiente afflusso registrato, mentre quest'anno (aprile) tale quota è stata quasi raggiunta.
Sulla base di articolate elaborazioni è stato individuato in 145 Mm3 il valore del volume di afflusso che si verifica con un livello di rischio accettabile (frequenza 90%) e in 185 Mm3 con una frequenza dell'80%.
Sulla base dell'esperienza gestionale e dei diversi studi redatti per l'analisi dei fenomeni verificatisi nei vari anni, l'ERIM ha indicato, in relazione alle quote delle finestre del torrino di presa, 117 m s.l.m. "la quota limite di sicurezza, al di sotto della quale la qualità dell'acqua degrada a causa delle esplosioni algali eutrofiche, della torbidità crescente, delle concentrazioni indesiderate di sostanze nocive per l'uomo."
Fino a quando non saranno acquisite le risultanze dello studio specifico, in avanzata fase di elaborazione da parte dell' ARPA Molise, può individuarsi nell'intervallo 110,50/125,50 m s.m. il volume utile di regolazione (circa 82 Mm3), con l'obiettivo di non scendere per lunghi periodi sotto il limite di sicurezza indicato dall'ERIM.
Tale valore, peraltro, risulterebbe compatibile con una valorizzazione paesaggistica ed ambientale, e quindi turistica, dell'invaso, in linea con la attuale programmazione regionale.


Invaso di Occhito sul fiume Fortore
Le principali caratteristiche dell'invaso sono:
- bacino sotteso 1012 Km2
    - quota massima di invaso
198,00 m s.m.
    - quota massima di regolazione
195,00 m s.m.
    - volume totale
333,00 Mm3
    - volume utile
250,80 Mm3
    - volume di laminazione
42,20 Mm3
    - volume acque morte
40,00 Mm3
    - ente gestore
Consorzio per la Bonifica della Capitanata


Nel recente studio elaborato dall'INEA, anche per il territorio pugliese, viene indicato in 160 Mm3 il valore medio dell'ultimo decennio, mentre dall'elaborazione effettuata dall'ente gestore, sui dati del periodo 1988/2000, si ricava un valore medio affluito di 133 Mm3, con un massimo di 213 Mm3 nel 1997 ed un minimo intorno ai 70 Mm3 registrato negli anni 1988, 1989, 1990 e 2000.
A fronte di una costante diminuzione degli afflussi si è registrata una utilizzazione, certificata dall'ente gestore, di circa 200 Mm3 per ciascun anno nel periodo 1997-1999; inoltre le attuali utilizzazioni esistenti ed asservite dall'invaso, come indicato dal Consorzio, richiederebbero una disponibilità complessiva di 307 Mm3, di cui 225 Mm3 per irrigazione, 62 Mm3 per usi potabili e 20 Mm3 per usi industriali.

Invaso di Arcichiaro sul torrente Quirino (Biferno)
Le principali caratteristiche dell'invaso sono:
- bacino sotteso 21,75 Km2
    - quota massima di invaso
853,80 m s.m.
    - quota massima di regolazione
852,00 m s.m.
    - volume totale
13,70 Mm3
    - volume utile
11,50 Mm3
    - volume di laminazione
1,00 Mm3
    - volume acque morte
1,20 Mm3
    - ente gestore
ERIM

Sono stati ultimati, di recente, i lavori principali e sono stati autorizzati gli invasi sperimentali; per la effettiva utilizzazione delle acque accumulate dovrà concludersi tale fase sperimentale, sulla cui durata non è possibile formulare alcuna realistica previsione, e soprattutto dovranno essere progettate, finanziate e realizzate le relative opere di utilizzazione.

Invaso di Chiauci sul fiume Trigno
Le principali caratteristiche dell'invaso sono:
- bacino sotteso 115,00 Km2
    - quota massima di invaso
758,60 m s.m.
    - quota massima di regolazione
756,80 m s.m.
    - volume totale
14,20 Mm3
    - volume utile
11,05 Mm3
    - volume di laminazione
2,50 Mm3
    - volume acque morte
0,65 Mm3
    - ente gestore
Consorzio di Bonifica Sud di Vasto

Lo studio Aquater-Lotti aveva rilevato che la capacità utile dell'invaso risulta abbondantemente garantita dai deflussi del bacino di alimentazione, pertanto pur applicando le riduzioni registrate per gli ultimi periodi siccitosi, dovrebbe ritenersi soddisfatta ampiamente la disponibilità potenziale prevista, in rapporto alla capacità utile dell'invaso, anche considerando il prioritario rilascio in alveo fissato in 700l/s, nelle more della determinazione del minimo deflusso vitale.
· Per questo invaso ritengo vadano esperite tutte le iniziative volte al rapido completamento dei lavori prevedendo l'utilizzo plurimo dell'invaso, compreso quello turistico. A tal fine mi risulta che la Provincia di Isernia ha già commissionato uno studio di fattibilità per la realizzazione di un "BABY-PARK attrezzato nei pressi del Comune di Chiauci.
Intese interregionali per l'utilizzazione delle risorse idriche
Dopo aver valutato le disponibilità potenziali è opportuno introdurre l'aspetto relativo all'uso interregionale delle risorse molisane e, quindi, alle intese già raggiunte nel passato con le altre regioni contermini per i singoli bacini.
Bacino del fiume Trigno
L'accordo raggiunto dalla Regione Abruzzo (delibera di Giunta Regionale 06.11.1983, n.6248) e dalla Regione Molise (delibera di Giunta Regionale 12.04.1983, n.1204) si basa sulla ipotesi di utilizzazione intersettoriale delle acque dei bacini del Trigno, del Sangro e del Sinello, contenuta nel progetto P.S. 29 elaborato dalla Cassa per il Mezzogiorno.
L'attuazione di tale accordo era stata programmata in tre fasi successive e prevedeva, a regime, la realizzazione di un articolato e complesso programma di opere di accumulo e di adduzione per soddisfare i fabbisogni intersettoriali individuati per le aree molisane e abruzzesi e per destinare il surplus ai fabbisogni del territorio pugliese. In particolare, dall'articolazione del programma, si può evidenziare che è prevista, alla fine della seconda fase, la utilizzazione dalla traversa di San Giovanni dei Lipioni delle acque accumulate nell'invaso di Chiauci e modulate in alveo, mentre, soltanto dopo la ultimazione della terza fase, sarà possibile la utilizzazione direttamente dalla diga per soddisfare a gravità i fabbisogni dell'area del Medio Trigno.
Da quanto sopra riportato, si può osservare che:
· la realizzazione dell'intero programma, posto a base dell'intesa interregionale, richiede l'impegno di ingenti risorse finanziarie e tempi molto lunghi;
· tra le opere di accumulo, la cui realizzazione è prevista nelle terza fase del programma, è compreso un ulteriore sbarramento sul Trigno in località Celenza della capacità utile stimata in circa 100 Mm3. Tale invaso contrasta con le prescrizioni formulate dal Consiglio Regionale ed andrebbe ad interferire parzialmente con la fondovalle del Trigno.
Allo stato attuale è stata ultimata la prima fase del programma e sono in corso di realizzazione le opere relative allo sbarramento di Chiauci; le conseguenti disponibilità idriche dovrebbero essere ripartite al 50% tra le due regioni e prelevate dalla traversa di San Giovanni dei Lipioni, come previsto nella seconda fase del programma e nelle condizioni contenute nei successivi provvedimenti autorizzativi.
Tale situazione penalizzerebbe fortemente una vasta area molisana a monte della predetta traversa, che potrebbe essere servita soltanto con costosi sollevamenti, e ridurrebbe le disponibilità a favore del territorio molisano, fissate in circa il 90% delle risorse accumulate dalla diga di Chiauci alla fine della programmata terza fase.
Per l'invaso di Chiauci, è pertanto necessario ricordare che il complessivo accordo raggiunto con la Regione Abruzzo si dimostra non più attuabile, per le motivazioni sopraesposte; appare, pertanto, necessario rivedere l'intesa interregionale secondo le seguenti linee principali:
· il programma posto a base dell'accordo deve limitarsi alla seconda fase della previsione infrastrutturale ( diga di Chiauci, traversa di San Giovanni dei Lipioni e relative opere di adduzione e distribuzione);
· la utilizzazione delle risorse, necessarie per il territorio molisano, deve potersi effettuare anche direttamente dall'invaso di Chiauci, e non solo dalla traversa di San Giovanni dei Lipioni;
· deve essere fissata una maggiore riserva a favore della Regione Molise, rispetto alla iniziale ripartizione al 50% tra le due regioni, tendenzialmente quel 90% previsto alla fine della 3^ fase anche alla luce delle consistenti risorse (dai bacini del Vomano, del Pescara e del Sangro, oltre 250 Mm3 ) che la Regione Abruzzo ha valutato come surplus rispetto alle proprie esigenze e quindi disponibili allo stato attuale per il territorio pugliese.

Bacino del fiume Biferno
La Regione Molise (delibera del Consiglio Regionale 16.11.1993, n.299) e la Regione Campania (delibera di Giunta Regionale 06.02.1990, n.480) hanno approvato l'ipotesi di accordo per l'uso interregionale delle acque delle sorgenti del fiume Biferno, elaborata da un gruppo di lavoro in apposite riunioni promosse dal Presidente del Consiglio Superiore dei LL.PP.
Tale ipotesi di accordo, subordinata alla realizzazione di alcuni interventi (tra cui la captazione integrale delle sorgenti del Biferno) da finanziarsi dall'Amministrazione centrale, non ha avuto pratica attuazione.
In data 6.4.2000 è stato sottoscritto un nuovo protocollo tecnico di intesa, approvato dalla Regione Molise (delibera di Giunta Regionale 10.10.2000, n.1325) e dalla Regione Campania (delibera di Giunta Regionale 09.11.2001, n.6079) e riapprovata dalla G.R. del Molise e presto, credo, all'esame della Commissione Consiliare, che si articola nei seguenti tre punti:
· nuova ripartizione tra le due Regioni delle risorse derivate dalle sorgenti del fiume Biferno, con la reale possibilità di attivare le procedure necessarie per la effettiva realizzazione dell' Acquedotto Molisano Centrale;
· definizione della proprietà e della relativa gestione della centrale idroelettrica di Auduni per la Regione Molise;
· determinazione della quota di partecipazione da parte della Regione Campania agli oneri di gestione delle opere e degli impianti relativi alla captazione delle sorgenti del Biferno, con il riconoscimento dei debiti pregressi.
Tale intesa, infine, potrà costituire la base per un complessivo accordo di programma con la Regione Campania e con il Governo centrale per la individuazione, ai sensi dell'articolo 17 della legge n.36/94, di ulteriori risorse finanziare per la realizzazione dei connessi interventi infrastrutturali.
L'intesa con la Campania dovrà essere complessiva nel senso che si dovrà tener conto del costo ambientale e di una ripartizione delle acque del bacino del Biferno e del Volturno più rispondente alle esigenze del Molise.
Bacino del fiume Fortore
La Regione Molise (delibera di Giunta Regionale 10.07.1989, n.3407) e la Regione Puglia (delibera di Giunta Regionale 18.09.1989, n.4456) hanno concordato di riservare, per i fabbisogni del territorio molisano, una quota di 20 Mm3, comprensiva dei volumi già distribuiti, delle risorse invasate dalla diga di Occhito (della capacità utile di 250 Mm3) sul fiume Fortore.
Per l'attuazione di tale accordo era prevista una prima fase nella quale venivano destinati 5 Mmc per l'irrigazione del comprensorio irriguo di competenza del Consorzio di Bonifica Integrale Larinese, rinviando a successivi provvedimenti la definizione dei programmi per l'utilizzo globale della risorsa riservata.
In maniera realistica, si dubita che possano costantemente essere rispettati gli accordi per i quantitativi concordati.
Resta comunque indispensabile garantire l'effettivo prelievo dall'invaso di Occhito dei 5 Mm3 previsti nella prima fase dell'accordo ed il riconoscimento del costo ambientale.
Bacino del fiume Volturno
Contestualmente alla proposta tecnica per l'utilizzo interregionale delle risorse idriche delle sorgenti del Biferno, è stata elaborata l'ipotesi di accordo relativa alle acque del bacino del fiume Volturno; tale accordo, approvato dalla Regione Molise (delibera del Consiglio Regionale 16.11.1993, n.300) e dalla Regione Campania (delibera di Giunta Regionale 06.02.1990, n.480), prevedeva quanto segue:
· trasferimento dalle sorgenti Capo Volturno di una portata di circa 3200 l/s per l'integrazione dei fabbisogni idropotabili della Campania, dopo aver garantito gli utilizzi in atto nonché le esigenze igieniche ed ambientali;
· captazione dei deflussi sorgivi del Peccia (falda profonda della zolla venafrana il cui recapito geologico è costituito dalle sorgenti del Peccia in territorio campano) per non più di 2500 l/s da destinare all'Acquedotto della Campania Occidentale. La captazione avverrà previo monitoraggio della falda superficiale della Piana di Venafro e successivo controllo dei livelli di falda;
· utilizzazione della sorgente San Bartolomeo, con vincolo prioritario di 500 l/s per le esigenze idropotabili (100 l/s), industriali (100 l/s) ed ambientali (300 l/s) molisane ed il surplus, fino ad un massimo di 900 l/s, per l'Acquedotto della Campania Occidentale. I lavori di captazione saranno ripresi secondo il decreto ministeriale di autorizzazione provvisoria e, contestualmente, si attuerà uno studio idrogeologico ed un monitoraggio della falda finalizzati al controllo degli eventuali effetti di subsidenza prodotti dalla captazione; le portate derivate ed i livelli di falda saranno controllati tramite telerilevamento. Inoltre, faranno carico al predetto intervento: la sistemazione e l'arredo urbano dell'area sorgentizia, della fontana e della vasca cittadina, l'adduzione della portata potabile alla testa delle reti urbane di Venafro e di Sesto Campano, l'adduzione della portata igienica nel corso d'acqua;
· nell'ambito dell'assetto irriguo-industriale delle aree campane e molisane del sistema Volturno, il volume, disponibile con la realizzazione dell'invaso sul Vandra (circa 50 Mm3), sarà ripartito per il 60% per gli usi irrigui ed industriali del Molise e per il 40% per gli usi irrigui della Campania, con l'affidamento della gestione e dell'uso idroelettrico alla Regione Molise. Il progetto esecutivo dovrà tener conto dei costi dell'eventuale trasferimento della frazione Lotto in un nuovo insediamento abitativo, oppure verranno ricercate soluzione alternative per l'invaso.
Si ritiene necessario un riesame dell'accordo raggiunto, quanto meno per le parti non ancora oggetto di interventi realizzati o in corso di realizzazione, che tenga conto in maniera adeguata anche dei costi ambientali relativi ai prelievi effettuati, applicando il principio condiviso per il bacino del Biferno.
Per completezza di informazione, si deve rilevare che nel bacino del fiume Volturno è stata realizzata, in territorio campano, la diga di Campolattaro che accumula i deflussi del bacino del Tammaro, affluente del Volturno; tale invaso, della capacità utile di circa 100 Mm3, è sotteso da un bacino idrografico di 256 Km2 interessante per circa il 50% il territorio molisano. Per le caratteristiche orografiche dell'area molisana, si può stimare un contributo idrologico superiore alla predetta percentuale.

Bilancio fabbisogni - disponibilita'.
Schemi acquedottistici
L'ERIM alimenta, totalmente o parzialmente 124 comuni molisani, oltre a diciotto comuni campani e otto pugliesi dall'Acquedotto Molisano Destro e due comuni campani dall'Acquedotto Campate Forme.

Provincia di
Campobasso
Provincia di IserniaTotale
    Comuni alimentati solo da acquedotti locali
1
10
11
    Comuni alimentati solo da acquedotti extra regionali
/
1
1
    Comuni alimentati da acquedotti gestiti dall'ERIM
83
41
124
84
52
136
    Comuni alimentati solo da acquedotti gestiti dall'ERIM
43
11
54
    Comuni con integrazioni da acquedotti locali
37
26
63
    Comuni con integrazioni da acquedotti locali e da altri fornitori
/
4
4
    Comuni con integrazioni solo da altri fornitori
3
/
3
83
41
124


Fornitura ERIM m3/anno
199819992000
    Comuni Molisani
40.550.85641.251.86342.102.020
    Comuni Campani
2.833.1262.925.5192.607.324
    Comuni Pugliesi
911.215957.486874.233
    Comunità Montane
147.274146.539242.017
    Privati
326.806370.872609.935
TOTALE
44.749.27745.652.27946.435.529
    Acquedotto Campano
67.016.00067.104.00053.095.000
    Nucleo Industr.Termoli
9.908.9569.809.7439.572.866

Dalle elaborazioni relative all'anno 2001, risultano forniture complessive leggermente superiori a quelle registrate nel 2000: circa 55 Mm3/anno per l'Acquedotto Campano e circa 49 Mm3/anno per le restanti utenze in precedenza indicate, ad esclusione del Nucleo Industriale di Termoli.
Acquedotti locali - Undici comuni sono serviti esclusivamente da acquedotti locali con risorse idriche prelevate sul territorio molisano, ed uno viene servito da un acquedotto extraregionale (Conca Casale).
Per questa tipologia di acquedotti, però, non si dispone di reali misurazioni nella maggior parte dei casi e pertanto, sulla base dei dati stimati da alcuni comuni, possiamo valutare in 7.000.000 m3/anno il quantitativo complessivo utilizzato per la loro alimentazione.
Altre forniture- In questa tipologia rientrano le forniture effettuate per uso civile dai Nuclei Industriali ai comuni e quantificate per il 2000 come segue:

Comuni
Fornitori
Quantitativo (m3/anno)
    Termoli
N.I. Termoli
1.616.980
    Montenero di Bisaccia
N.I. Vasto
199.027
    Montaquila
N.I. Isernia -Venafro
1.200
    Pozzilli
N.I. Isernia- Venafro
73.500

Confronto tra fabbisogni idropotabili stimati ed attuali forniture - Sulla base dei dati in precedenza riportati, si può procedere ad un confronto tra i fabbisogni idropotabili stimati e le attuali forniture misurate o stimate.








Fabbisogni idropotabili (mc/anno)
Forniture nel 2000

(m3/anno)

2016
2036ERIMAcq. localiAltri fornitoriTOTALE
46.801.217
47.453.37742.102.0007.000.000.01.890.70750.992.727
Da un semplice confronto possiamo dedurre che le attuali risorse fornite risulterebbero sufficienti per soddisfare i futuri fabbisogni idropotabili stimati, a condizione che le perdite nella distribuzione, agli orizzonti temporali prefissati, non supereranno il 20%.
Torna, inoltre, utile ricordare che sono in atto nuove captazioni (pozzi di Sessano per l'Acquedotto Molisano Sinistro e Sorgente Sant'Eramo per l'Acquedotto Alto Molise) e sono in programma la realizzazione dell'Acquedotto Molisano Centrale e l'ottimizzazione delle sorgenti Iseretta e Tammaro che complessivamente potranno fornire ulteriori 15 Mm3.


Principali interventi infrastrutturali
Prescindendo dagli interventi di riabilitazione e di straordinaria manutenzione delle reti esistenti, che dovrebbero essere indirizzati verso esigenze di breve periodo, lo studio elenca una serie di interventi, la cui realizzazione temporale dovrà essere oggetto di una coordinata programmazione che possa valutare l'ordine di priorità anche sulla base dei possibili finanziamenti, collegati agli strumenti di programmazione negoziata ed ad eventuali interventi di project financing:
· ricerca e recupero delle perdite nelle reti di distribuzione cittadine;
· installazione di misuratori nei punti di prelievo delle risorse che alimentano gli acquedotti locali;
· alimentazione del comune di Conca Casale dall'Acquedotto Campate Forme;
· recupero, miglioramento ed integrazione dei punti di presa esistenti per le sorgenti Iseretta e per le sorgenti del Tammaro;
· realizzazione dell'Acquedotto Molisano Centrale e delle relative interconnessioni con gli altri acquedotti principali (Sinistro, Destro e Basso Molise).

Nel piano iniziale e nel successivo studio di aggiornamento, l'Acquedotto Molisano Centrale costituisce l'intervento nevralgico nella pianificazione e nella programmazione regionale; tale acquedotto dovrebbe addurre a gravità le risorse disponibili alle sorgenti del Biferno per alimentare alcuni comuni della zona costiera.
La realizzazione del Molisano Centrale consentirà di perseguire uno degli obiettivi fondamentali previsti dalla normativa di settore che è quello di "riservare le acque di migliore qualità d'uso per il consumo umano", svincolando per altri usi la risorsa accumulata nell'invaso, anche sotto l'aspetto qualitativo, per lunghi periodi dell'anno.
Gli interventi realizzati nel corso degli ultimi anni hanno consentito l'interconnessione dell'Acquedotto Basso Molise con il Molisano Sinistro e costituiranno di fatto la parte terminale del previsto Acquedotto Molisano Centrale; analoghe interconnessioni potranno essere previste, sia nella parte intermedia che nella parte finale, tra il Molisano Centrale ed il Molisano Destro.
· Con la realizzazione del Molisano Centrale possiamo, pertanto, conseguire una soddisfacente capacità dei sistemi idrici interconnessi di adattarsi alle mutevoli caratteristiche fisiche ed antropiche del territorio interessato e, nel contempo, addurre su tutto il territorio regionale risorse di buona qualità.
La verifica del bilancio relativo alle utilizzazioni per usi irrigui ed industriali è stata fatta ripartendo il territorio in tre macroaree, individuate con riferimento alla localizzazione dei Nuclei Industriali ed alla ipotizzata distribuzione delle superfici adatte alla irrigazione effettuata dall'INEA.
Per la prima macroarea, relativa soprattutto alla zona del basso Molise, appare opportuno far riferimento alle potenziali disponibilità del complessivo sistema costituto dagli invasi di Chiauci, Ponte Liscione e Occhito, valutate sulla base delle considerazioni formulate negli specifici capitoli.



    Invasi
Risorse potenzialmente
disponibili (Mm3)
Note
    Chiauci

5,5
disponibilità del 50% per il Molise al termine della seconda fase dell'attuale accordo interregionale
    Ponte Liscione
185,0
disponibilità valutata con frequenza dell'80%
145,0
disponibilità valutata con frequenza del 90%
    Occhito
5,0
disponibilità per il Molise nella prima fase dell'attuale accordo interregionale

Per l'invaso di Occhito, invece, l'accordo prevedeva il rinvio a successivi provvedimenti per la definizione di programmi finalizzati alla utilizzazione globale della riserva di 20 Mm3 a favore del Molise; per le considerazioni formulate in ordine al bilancio fabbisogni per il territorio pugliese-disponibilità delle risorse accumulate, tale seconda fase si rivela realisticamente di difficile attuazione.
Si possono, quindi, aggregare i precedenti valori secondo le due ipotesi formulate per le disponibilità potenziali dell'invaso di Ponte Liscione.

    Ipotesi
Risorse potenzialmente
disponibili (Mm3)
Condizioni
    Prima
195,5
disponibilità con frequenza dell'80% per Ponte Liscione e rispetto degli attuali accordi per gli altri due invasi
    Seconda
155,5
disponibilità con frequenza del 90% per Ponte Liscione e rispetto degli attuali accordi per gli altri due invasi

Tali valori potrebbero essere aumentati di ulteriori 5,5 Mm3 nella ipotesi massima che, con il nuovo accordo con la Regione Abruzzo, si possa destinare l'intera disponibilità di Chiauci al territorio molisano e/o di ulteriori 15,0 Mm3 nella ipotesi che si possa garantire dall'invaso di Occhito la complessiva riserva inizialmente concordata.
Dopo aver esaminato le disponibilità, si riportano nel successivo prospetto i fabbisogni stimati per i diversi usi, con le seguenti precisazioni:
· il fabbisogno da rilasciare in alveo è stato considerato unicamente per l'invaso di Ponte Liscione, in quanto per gli altri due sbarramenti sono state computate, come disponibilità, soltanto quelle riservate per soddisfare gli ulteriori fabbisogni del territorio molisano;
· in prima analisi sono riportati i fabbisogni irrigui stimati per le aree del basso Molise poste fino a quota 200 m s.m.




Usi
Fabbisogni stimati
al 2036 (Mm3)
Note
Invaso di
riferimento
Rilascio in alveo
31,6
il valore annuo è stato calcolato sulla base dell'attuale rilascio minimo di 1000 l/sPonte Liscione
Potabili
*2,0
alimentazione dell' Acquedotto Basso MolisePonte Liscione
Irrigui
138,0aree del basso Molise, consortili ed extraconsortili, poste a quota inferiore ai 200 m s.m.Ponte Liscione,
Chiauci, Occhito
Industriali
22,8
N.I. di TermoliPonte Liscione
1,2
Porto-interporto
0,6
P.I.P di Larino
0,8
riserva per le aree P.I.P di Trivento, di Montefalcone nel Sannio, di Mafalda e di Montenero di BisacciaChiauci
**197,0
*fino alla realizzazione dell'Acquedotto Molisano Centrale, devono essere riservati ulteriori 9,0 Mm3;
**il fabbisogno complessivo diventerebbe 226,0 Mm3 e 239,0 Mm3, considerando i fabbisogni irrigui per le aree del basso Molise poste rispettivamente fino a quota 250 m s.m. e 300 m s.m.

E' da evidenziare, altresì, che dovrebbe essere considerato anche il fabbisogno, stimabile in 2,5 Mm3, per gli usi irrigui dell'area del medio Trigno; tale area, pur se in parte già attrezzata, non è stata considerata dall'INEA per l'impostazione su larga scala utilizzata nel rapporto elaborato.
Effettuando una prima valutazione sul bilancio, si può rilevare che, anche nella ipotesi più favorevole, le risorse potenzialmente disponibili dai tre invasi risultano insufficienti per soddisfare i fabbisogni complessivi, pur limitando quelli per usi irrigui alle sole aree poste fino a quota 200 m s.m.
Tale prima valutazione deve essere ulteriormente analizzata:
· considerando la forte incidenza della domanda per usi irrigui sul fabbisogno complessivo e soprattutto la sua stagionalità in rapporto alla distribuzione annua degli afflussi;
· alla luce delle considerazioni formulate circa gli aspetti qualitativi e naturalistico-ambientale dell'invaso di Ponte Liscione ed alla conseguente limitazione del volume utile di regolazione (82 Mm3).
E' necessario, quindi, procedere ad una rideterminazione dei fabbisogni complessivi, per renderli compatibili non solo con le risorse potenzialmente disponibili dai tre invasi, ma anche con una utilizzazione delle risorse invasabili a Ponte Liscione che tenga conto delle esigenze qualitative per gli usi potabili e degli obiettivi di salvaguardia e valorizzazione dell'area intorno all'invaso. Laddove, invece, si intendesse disporre di un maggior volume utile di regolazione, sarebbe necessaria una diversa gestione che, utilizzando l'intera capacità utile dell'invaso (137 Mm3 ), non si limiti a brevi escursioni nell'intervallo 117,00/110,50 m s.m., ma sia costretta a scendere, soprattutto nel periodo irriguo, ben al di sotto dei 110,50 m s.m.
Partendo dalle considerazioni formulate dall'INEA, si può osservare che i fabbisogni irrigui stimati subiranno, certamente, una riduzione a seguito di una successiva definizione puntuale delle superfici effettivamente attrezzabili, almeno al netto delle incisioni del terreno e delle zone franose non totalmente scorporate dall'INEA; un altro fattore importante da considerare è costituito dalla necessità di pervenire ad una maggiore razionalizzazione nella utilizzazione delle risorse idriche anche in agricoltura, rispetto alla attuale pratica non troppo parsimoniosa attuata su gran parte del territorio molisano (basterebbe installare, nella prima fase, i contatori per contabilizzare l'effettivo consumo di tutte le utenze, e non quello forfetario calcolato in base alla estensione delle superfici irrigate).
Sulla base delle precedenti considerazioni generali e delle approfondite e specifiche valutazioni formulate per le disponibilità dell'invaso di Ponte Liscione , si può presumibilmente indicare in circa 100 Mm3 il quantitativo che sia al contempo sufficiente per l'irrigazione di tutte le aree, consortili ed extra consortili, del basso Molise poste a quota fino a 200 m s.m. e sostanzialmente compatibile con le esigenze qualitative ed ambientali evidenziate per la gestione del predetto invaso.
Da quanto sopra, consegue che le disponibilità potenziali valutate nella prima ipotesi (195,5 Mm3) possono soddisfare i fabbisogni complessivi al 2036, stimabili cautelativamente in 168,0 Mm3 fino alla realizzazione del previsto Acquedotto Molisano Centrale (31,6 Mm3 per il rilascio minimo in alveo, 11 Mm3 per gli usi potabili, 100 Mm3 per gli usi irrigui, 25,4 Mm3 per gli usi industriali), garantendo con un discreto margine di sicurezza anche una adeguata riserva e/o un potenziale surplus per la produzione di energia idroelettrica; nella seconda ipotesi, invece, le risorse potenzialmente disponibili (155,5 Mm3) risulterebbero ancora deficitarie, pur se non eccessivamente, rispetto ai fabbisogni stimati.
Appare opportuno precisare, per inciso, che la riduzione ipotizzata per i fabbisogni irrigui non è in contrasto, sotto l'aspetto procedurale, con l'ordine prioritario individuato nella normativa nazionale per la ripartizione delle risorse idriche tra le varie tipologie di utilizzazione: tale procedura, infatti, riguarda le situazioni di emergenza idrica, mentre, per le motivazioni ampiamente illustrate, si propone nel presente lavoro una pianificazione preventiva, per conciliare l'ordinaria gestione delle diverse esigenze e problematiche (ivi compresi i notevoli costi di sollevamento necessari per soddisfare i fabbisogni irrigui delle aree individuate, in rapporto alle quote delle attuali fonti principali di approvvigionamento).
Per la seconda macroarea, si devono considerare le disponibilità idriche dell'invaso di Arcichiaro, quelle destinabili ad usi produttivi dalle sorgenti del Biferno e quelle sotterranee sia della piana di Boiano che della piana del Tammaro.
Sulla base delle valutazioni effettuate nello studio Aquater-Lotti, è stato stimato, in relazione alla capacità utile, un basso rendimento per l'invaso di Arcichiaro, tanto da ipotizzare una gestione di tipo poliennale del serbatoio; nelle more dell' avvio della fase sperimentale dell'invaso, e quindi di osservazioni più realistiche, si può considerare, in via cautelativa, una potenziale disponibilità di 6 Mm3/anno.
In relazione alle risorse sotterranee, è stata evidenziata, nello specifico capitolo dello studio, la potenziale disponibilità idrica delle piane interne con una prima valutazione, per la sola area di affioramento della conoide di Campochiaro, di un quantitativo di 8 Mm3/anno.
Per quanto riguarda i fabbisogni, si devono considerare sia quelli relativi al Nucleo Industriale Campobasso-Boiano ed allo stabilimento agroalimentare ex SAM, che quelli per l'irrigazione delle aree minori della zona Boiano-Sepino, individuate nell'elaborato redatto dall'INEA.
Il fabbisogno per il Nucleo Industriale viene attualmente soddisfatto da risorse sotterranee emunte da tre pozzi con una potenzialità di 10 l/s cadauno (circa 1 Mm3/anno complessivo), che potrebbe essere triplicata, dopo i risultati delle prove di emungimento in corso di esecuzione, e coprire quasi integralmente il fabbisogno stimato al 2036 in 3,7 Mm3/anno; a riguardo, però, sono stati già evidenziati gli effetti che il maggior costo dell'acqua determina, anche in termini di competitività, per gli insediamenti produttivi da localizzare nell'area industriale.
Lo stabilimento agroalimentare ex SAM ha a disposizione, da una vecchia derivazione realizzata direttamente dalle sorgenti del Biferno, un quantitativo stimato intorno ai 90 l/s e riceve modeste integrazioni dall'ERIM; tali disponibilità risultano, sulla base delle attuali valutazioni, sufficienti per soddisfare i fabbisogni anche futuri dell'azienda.
Dalle stesse sorgenti del Biferno, come è stato evidenziato nelle elaborazioni anche grafiche riportate nel capitolo "Schemi acquedottistici", risulta attiva una utilizzazione intorno ai 30 l/s, nella stagione irrigua, per una modesta area nel territorio di San Polo Matese.
Per le altre aree irrigue minori, invece, dovranno essere effettuate delle indagini più approfondite per una attenta valutazione della effettiva localizzazione delle superfici attrezzabili e della reale convenienza di una infrastrutturazione irrigua pubblica, in relazione al basso coefficiente di parzializzazione ipotizzato, alle caratteristiche dei suoli e alla frammentazione della proprietà; inoltre, le potenziali risorse locali superficiali e sotterranee farebbero propendere per una utilizzazione localizzata, mediante sistemi per l'accumulo anche di modeste capacità. Pertanto, sembra opportuno rinviare ad una fase successiva, e quindi ad una specifica pianificazione di settore, la definizione delle reali esigenze e delle effettive disponibilità.
Dal precedente quadro generale dei fabbisogni e delle disponibilità, si possono ipotizzare, al momento, le seguenti utilizzazioni delle risorse che saranno disponibili dall'invaso di Arcichiaro:
· sfruttamento per la produzione di energia idroelettrica;
· alimentazione a gravità del Nucleo Industriale per soddisfare, anche in parte, i fabbisogni stimati, per ridurre i costi energetici sostenuti per la utilizzazione delle risorse sotterranee;
· rilascio in alveo per garantire un maggior afflusso al Biferno, a poca distanza dalle sorgenti.
Considerato che una eventuale riserva per usi irrigui non sembra compatibile con il regime degli afflussi attualmente ipotizzato per l'invaso di Arcichiaro, un completo ed articolato studio preliminare consentirà di conciliare le esigenze ambientali e quelle più strettamente produttive.
Quanto alle sorgenti del Biferno, è stata indicata una riserva per usi produttivi pari a 250 l/s; allo stato attuale, risulta impegnato un quantitativo massimo valutabile intorno ai 120 l/s. Pertanto, potrebbero essere compatibili ulteriori modeste utilizzazioni per usi produttivi, con l'auspicio, però, che le varie utilizzazioni siano coordinate, sotto l'aspetto gestionale, dall'ERIM per garantire un adeguato rilascio in alveo e gli usi prioritari civili.

Per la terza macroarea, si devono considerare le disponibilità superficiali e sotterranee del bacino del fiume Volturno; il relativo livello di utilizzazione delle risorse idriche risulta elevato, con la presenza di numerose concessioni per la produzione di energia idroelettrica e di prelievi per gli usi potabili campani, effettuati emungimenti (presumibili secondo lo studio in 2500 l/s, molto di più secondo altre stime, da un campo pozzi realizzato nella zona tra Venafro e Sesto Campano), sia mediante le opere di derivazione, in avanzata fase di realizzazione, dalle sorgenti del San Bartolomeo (fino ad un massimo di 900 l/s dopo aver soddisfatto le esigenze molisane valutate in 500 l/s per gli usi potabili ed industriali e per il rilascio in alveo).
Per gli utilizzi irrigui e industriali molisani, si possono considerare le seguenti disponibilità:
· il quantitativo di 1870 l/s dal fiume Volturno, in località Macchie del comune di Colli al Volturno, concesso per gli usi irrigui del Consorzio di Bonifica della Piana di Venafro e per la produzione di energia idroelettrica, finalizzata alla riduzione dei costi di sollevamento sostenuti dallo stesso Consorzio;
· i quattro pozzi, della potenzialità di 100 l/s cadauno, realizzati dal Nucleo Industriale di Isernia - Venafro;
· il quantitativo di 100 l/s riservato agli usi industriali della zona di Venafro dall'accordo interregionale per la utilizzazione delle risorse derivabili dalle sorgenti del San Bartolomeo;
· i diversi prelievi effettuati da sorgenti locali e dagli affluenti del Volturno, per un quantitativo complessivo stimabile intorno ai 700 l/s, per gli usi irrigui delle aree minori.
Per quanto riguarda i fabbisogni stimati, devono essere esaminati, per le considerazioni formulate negli specifici capitoli, quelli relativi al Nucleo Industriale di Isernia-Venafro ed al P.I.P di Carpinone, nonché quelli irrigui relativi al Consorzio di Bonifica della Piana di Venafro ed alle aree minori della zona Centro-Pentria, individuate dall'INEA.
Il fabbisogno per il Nucleo Industriale viene attualmente soddisfatto da risorse sotterranee emunte da quattro pozzi con una potenzialità di 100 l/s cadauno, e quindi sufficiente per garantire anche i fabbisogni stimati al 2036 in 5,5 Mm3/anno; nel ricordare che tali risorse sono utilizzate anche per modeste integrazioni delle forniture ad alcuni comuni della zona, è opportuno ribadire che, come evidenziato per il Nucleo Industriale di Campobasso-Boiano, i maggiori oneri energetici per l'emungimento delle risorse sotterranee incidono in maniera sensibile sulla competitività, soprattutto per quelle aziende che utilizzano, per il ciclo primario, consistenti quantitativi di acqua.
L'attuale fabbisogno del P.I.P di Carpinone viene, con difficoltà, soddisfatto dalle forniture assicurate direttamente dall'acquedotto comunale, forniture che non potrebbero far fronte al fabbisogno di 0,5 Mm3/anno, stimato al 2036 per la tipologia degli insediamenti produttivi già oggi indirizzata verso una prevalenza del settore lattiero-caseario; sarà necessario, quindi, riservare, sulla base di uno specifico ed articolato studio, le risorse superficiali del fiume Carpino (con una portata minima stimata in 230 l/s nello studio Aquater-Lotti) e quelle da sorgenti locali, da utilizzare anche mediante modeste opere di accumulo.
Il fabbisogno del Consorzio di Bonifica della Piana di Venafro, stimato dall'INEA in 15,2 Mm3/anno, può essere abbondantemente soddisfatto dalle risorse prelevabili sulla base della attuale concessione di 1870 l/s, tanto che è possibile ipotizzare la utilizzazione del surplus per far fronte ad eventuali domande di punta per gli usi potabili molisani e/o per soddisfare i fabbisogni irrigui ed industriali della zona, con particolare riguardo alla eventuale alimentazione, anche soltanto per alcuni periodi dell'anno, del Nucleo Industriale di Isernia-Venafro, sì da riequilibrare i notevoli costi energetici sostenuti nell'emungimento delle risorse sotterranee.
I fabbisogni per gli usi irrigui delle aree minori, stimati dall'INEA in complessivi 2,6 Mm3/anno ed oggetto di una successiva definizione puntuale, risultano compatibili con le disponibilità superficiali e/o da sorgenti locali, già in parte attualmente utilizzate.

PRESIDENTE FUSCO PERRELLA: Ringrazio il Consigliere Di Lisa, è la prima volta che una relazione dura così tanto.
Il Consiglio è aggiornato a domani mattina, mercoledì 24 luglio, alle ore 10.00.

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