11. INTESE INTERREGIONALI PER L’UTILIZZAZIONE DELLE RISORSE IDRICHE

Nel corso degli anni sono state raggiunte diverse intese interregionali per l’utilizzazione delle risorse idriche interessanti il territorio molisano; in particolare, sono stati stipulati accordi con la Regione Abruzzo per il bacino del fiume Trigno, con la Regione Puglia per il bacino del fiume Fortore e con la Regione Campania per i bacini del fiume Biferno e del fiume Volturno.

Per ciascuno dei bacini idrografici vengono illustrate, di seguito, le singole intese interregionali per evidenziare sia le procedure amministrative definite sia le risorse idriche da considerare nel bilancio fabbisogni-disponibilità della regione, formulando brevi considerazioni sullo stato di attuazione ed eventuali ipotesi per una rimodulazione alla luce delle reali esigenze molisane.

Bacino del fiume Trigno

L’accordo raggiunto dalla Regione Abruzzo (delibera di Giunta Regionale 06.11.1983, n.6248) e dalla Regione Molise (delibera di Giunta Regionale 12.04.1983, n.1204) si basa sulla ipotesi di utilizzazione intersettoriale delle acque dei bacini del Trigno, del Sangro e del Sinello,  contenuta nel progetto P.S. 29 elaborato dalla Cassa per il Mezzogiorno.

L’attuazione di tale accordo era stata programmata in tre fasi successive:

·         1° fase (breve termine): realizzazione della traversa di San Giovanni dei Lipioni, con la utilizzazione di 650 l/s, di cui 1/3  a favore del il Molise e 2/3 a favore dell’Abruzzo;

·         2° fase (medio termine): costruzione della diga di Chiauci per la modulazione ed il rilascio in alveo delle acque, con la utilizzazione dalla traversa di San Giovanni dei Lipioni di 1.650 l/s, ripartiti al 50% tra le due regioni; 

·         3° fase (lungo termine al 2015): costruzione degli invasi di Celenza sul Trigno, di Carunchio sul Treste, di Gissi sul Sinello, con la disponibilità di 240 Mm3/anno per l’Abruzzo, 75 Mm3/anno per il Molise ed il surplus di 315 Mm3/anno per la Puglia, determinato anche dalla risorsa disponibile alla traversa di Serranella sul Sangro.

Dalla realizzazione del complessivo programma degli interventi, deriverebbe, quindi, la seguente schematizzazione per le utenze molisane:

·         le aree dell’Alto Trigno e del Medio Trigno, a monte della diga di Chiauci, da servire con risorse locali e con piccoli invasi collinari per soddisfare i fabbisogni complessivi stimati in 17 Mm3/anno, così suddivisi:

-           2,8 Mm3/anno per gli usi industriali del N. I. di Frosolone e 2,8 Mm3/anno per gli usi industriali del N. I. di Agnone;       

-           7,2 Mm3/anno per gli usi irrigui dell’area dell’Alto Trigno (5100 Ha) e 4,2 Mm3/anno  per gli usi irrigui dell’ area del Medio Trigno (2900 Ha); 

·         l’area  del Medio Trigno da servire direttamente con le acque accumulate dalla diga di Chiauci per soddisfare i fabbisogni complessivi stimati in 14,7 Mm3/anno, così suddivisi:

-           1,6 Mm3/anno per gli usi potabili;

-           2,8 Mm3/anno per gli usi industriali del N. I. di Trivento;

-           10,3 Mm3/anno per gli usi irrigui di 5700 Ha;

-           dall’invaso di Chiauci verrebbero riservati, a regime, soltanto 1,6 Mm3/anno per gli usi potabili dell’area abruzzese;

·         l’area del Basso Trigno ( posta a quota maggiore di 100 m. s.m.)  da servire, dalla traversa di San Giovanni dei Lipioni, con le acque modulate dall’invaso di Carunchio e turbinate a monte della traversa, per soddisfare i fabbisogni complessivi stimati in 9,5 Mm3/anno, così suddivisi:

-           2,8 Mm3/anno per gli usi industriali del N. I. Valle Trigno;

-           6,7 Mm3/anno per gli usi irrigui di 2300 Ha;

·         le aree del Basso Trigno ( poste a quota inferiore a 100 m s.m.) e del Basso Biferno  da servire, con le acque modulate dalla diga di Celenza e derivate alla traversa di Pietrafracida, per soddisfare i fabbisogni complessivi stimati in 35,9 Mm3/anno, così suddivisi:

-           9,3 Mm3/anno per gli usi irrigui di 3150 Ha dell’area del Basso Trigno;

-           2,6 Mm3/anno per gli usi irrigui di 780 Ha dell’area molisana di competenza del Consorzio di Vasto;

-           24 Mm3/anno per gli usi irrigui ed industriali dell’ area del Basso Biferno.

 

     CONSIDERAZIONI

L’accordo raggiunto tra le due Regioni prevede, a regime, la realizzazione di un articolato e complesso programma di opere di accumulo e di adduzione per soddisfare i fabbisogni intersettoriali individuati per le aree molisane e abruzzesi e per destinare il surplus ai fabbisogni del territorio pugliese.

In particolare, dall’articolazione del programma, si può evidenziare che, ferma restando la  riserva per i soli usi intersettoriali molisani del quantitativo di 17 Mm3/anno di risorse provenienti dall’alto bacino del Trigno, è prevista, alla fine della seconda fase, la utilizzazione dalla traversa di San Giovanni dei Lipioni delle acque accumulate nell’invaso di Chiauci e modulate in alveo, mentre, soltanto dopo la ultimazione della terza fase, sarà possibile la utilizzazione direttamente dalla diga per soddisfare a gravità i fabbisogni dell’area del Medio Trigno.

A tale riguardo, riportiamo di seguito i punti fondamentali contenuti nella autorizzazione e nel disciplinare di concessione relativo alla predetta derivazione di Chiauci:

-           la quantità di acqua da derivare, a regime, dal fiume Trigno in località San Giovanni dei Lipioni a mezzo di un serbatoio di accumulo e compenso della capacità utile di 14,2 Mm3 in località stretta di Chiauci, è fissata nella misura media di 1650 l/s continui, di cui 1024 l/s da parte del Consorzio di Bonifica Sud di Vasto e 626 l/s da parte della Regione Molise, previa apposita successiva concessione;

-           la portata di 1024 l/s, da derivare da parte del Consorzio, ricomprende quella di 200 l/s destinata all’irrigazione dei territori molisani ricadenti nel comprensorio consortile abruzzese;

-           le acque saranno utilizzate per 1250 l/s per usi irrigui ( di cui 624 l/s per il territorio abruzzese e 626 l/s per il territorio molisano) e per 400 l/s per usi industriali e potabili, da ripartire in misura paritaria tra le due regioni;

-           la portata minima da rilasciare in alveo, a valle sia  della diga che della traversa di San Giovanni dei Lipioni, non dovrà essere inferiore a 700 l/s;

-           i quantitativi da utilizzare direttamente da enti molisani saranno derivati, in località Pietrafracida, sull’adduttore principale che parte dall’opera di presa alla traversa.

Da quanto sopra riportato, si può osservare che:

-           la realizzazione dell’intero programma, posto a base dell’intesa interregionale, richiede l’impegno di ingenti risorse finanziarie e tempi molto lunghi;

-           tra le opere di accumulo, la cui realizzazione è prevista nelle terza fase del programma, è compreso un ulteriore sbarramento sul Trigno in località Celenza della capacità utile stimata in circa 100 Mm3. Tale invaso contrasta con le prescrizioni formulate dal Consiglio Regionale ed andrebbe ad interferire parzialmente con la fondovalle del Trigno.

Allo stato attuale è stata ultimata la prima fase del programma e sono in corso di realizzazione le opere relative allo sbarramento di Chiauci; le conseguenti disponibilità idriche dovrebbero essere ripartite al 50% tra le due regioni e prelevate dalla traversa di San Giovanni dei Lipioni, come previsto nella seconda fase del programma e nelle condizioni contenute nei successivi provvedimenti autorizzativi.

Tale situazione penalizzerebbe fortemente una vasta area molisana a monte della predetta traversa, che potrebbe essere servita soltanto con costosi sollevamenti, e ridurrebbe le disponibilità a favore del territorio molisano, fissate in circa il 90% delle risorse accumulate dalla diga di Chiauci alla fine della programmata terza fase. 

In definitiva, il previsto programma si dimostra difficilmente realizzabile e, di conseguenza, appare necessaria la definizione di una nuova intesa interregionale che possa conciliare le rispettive esigenze, tenendo conto delle effettive risorse che potranno essere disponibili  in uno scenario temporale realistico.

 

Bacino del fiume Biferno

La Regione Molise (delibera del Consiglio Regionale 16.11.1993, n.299) e la Regione Campania (delibera di Giunta Regionale 06.02.1990, n.480) hanno approvato l’ipotesi di accordo per l’uso interregionale delle acque  delle sorgenti del fiume Biferno, elaborata da un gruppo di lavoro in apposite riunioni promosse dal Presidente del Consiglio Superiore dei LL.PP.

Tale ipotesi prevedeva sia una diversa ripartizione delle risorse idriche tra le due Regioni, sia la definizione dell’assetto gestionale delle opere realizzate; in particolare si ipotizzava quanto segue:

-           1900 l/s da destinare agli usi plurimi della Regione Molise (1460 l/s per usi potabili, 90 l/s per usi industriali e 350 l/s per usi igienici);

-           destinazione del surplus alla Regione Campania per 700 l/s  nel periodo di magra e fino ad un massimo di 3100 l/s nel periodo di morbida;

-           cessione alla Regione Molise della centrale idroelettrica di Auduni, posta a valle dell’Acquedotto Campano;

-           riparto delle spese di gestione e di manutenzione dell’opera di presa della galleria del Valico del Matese, già sopportate dall’ERIM, tra le due Regioni in misura proporzionale alla quantità d’acqua da ciascuna di esse derivata;

-           assunzione delle spese di  manutenzione e di gestione dei sollevamenti per le acque destinate alla Campania ( Pietrecadute e sollevamenti di linea del Molisano Destro) da parte del Molise;

-           la galleria di derivazione attraverso il Matese, come ammortamento e manutenzione, a carico della Regione Campania dalla finestra di Rio Freddo, esclusa, a valle.

Tale ipotesi di accordo, subordinata alla realizzazione di alcuni interventi (tra cui la captazione integrale delle sorgenti del Biferno) da finanziarsi dall’Amministrazione centrale, non ha avuto pratica attuazione.

In data 6.4.2000 è stato sottoscritto un nuovo protocollo tecnico di intesa, approvato dalla Regione Molise (delibera di Giunta Regionale 10.10.2000, n.1325) e dalla Regione Campania (delibera di Giunta Regionale  09.11.2001, n.6079), che si articola nei seguenti tre punti:

·        ripartizione tra le due Regioni delle risorse derivate dalle sorgenti del fiume Biferno;

·        definizione della proprietà e della relativa gestione della centrale idroelettrica di Auduni;

·          determinazione della quota di partecipazione da parte della Regione Campania agli oneri di gestione delle opere e degli impianti relativi alla captazione delle sorgenti del Biferno.

Ripartizione delle risorse idriche

Partendo dalle disponibilità individuate nella istruttoria ministeriale (D.M. 15.5.1962 n.2310), è stata formulata una ipotesi di ripartizione che tenga conto di adeguati quantitativi da rilasciare in alveo, nonché di congrui quantitativi massimi e minimi da utilizzare nelle varie condizioni di possibile prelievo:

-           come esigenza prioritaria viene confermato in 500 l/s, da elevarsi a 1000 l/s fino alla realizzazione del previsto invaso di Colle d’Anchise, il quantitativo da rilasciarsi in alveo per scopi igienici, fissato nella istruttoria ministeriale, salvo diversa indicazione derivante dalla determinazione del minimo deflusso vitale;

-           il quantitativo di acqua, da prelevare dalle sorgenti del Biferno per soddisfare le altre esigenze molisane e quelle potabili dei comuni extraregionali serviti dall’acquedotto Molisano Destro, viene fissato in 1550 l/s;

-           soddisfatte le esigenze riportate ai precedenti punti per complessivi 2550 l/s,  viene ridotto a 2583 l/s il quantitativo massimo da derivare per l’Acquedotto Campano nel periodo di morbida e fissato in 700 l/s il quantitativo minimo nel periodo di magra;

-           se nel periodo di magra i quantitativi disponibili alle sorgenti dovessero risultare insufficienti a soddisfare i fabbisogni minimi in precedenza indicati, sarà ridotto in misura proporzionale sia il quantitativo di 700 l/s da derivare in Campania che quello di 1550 l/s  fissato per il Molise.

Proprietà della centrale idroelettrica di Auduni

Viene confermata, come già concordato nella precedente intesa, l’assegnazione alla Regione Molise della proprietà della centrale idroelettrica di Auduni, mentre alla relativa gestione provvederà l’ERIM.

Tale centrale, realizzata dalla Cassa per il Mezzogiorno in territorio campano, utilizza l’acqua derivata nella galleria di Valico del Matese per la produzione della energia elettrica destinata a soddisfare i fabbisogni delle stazioni di pompaggio dell’acquedotto Campano-Molisano. A seguito della cessazione della Cassa per il Mezzogiorno la centrale è stata trasferita alla Regione Campania secondo il principio territoriale utilizzato per tutte le opere realizzate dalla stessa Cassa.

Determinazione della quota di partecipazione della Regione Campania agli oneri  di gestione

La determinazione della quota di partecipazione della Regione Campania agli oneri sostenuti dall’ERIM per la gestione delle opere e degli impianti relativi alla derivazione delle sorgenti del Biferno, ha costituito sempre un punto di difficile soluzione , tant’è che:

-           nel precedente accordo veniva posta a carico del Molise la manutenzione e la gestione dei sollevamenti delle acque destinate alla Campania e veniva soltanto indicato il principio di ripartizione delle spese relative alla galleria del Valico del Matese;

-           dal 1984 ad oggi la Regione Campania ha versato soltanto la somma di 14 miliardi.

Nei vari incontri tecnici preliminari sono stati esaminati i vari aspetti della questione, giungendo alla condivisione dei seguenti due punti:

-           le opere e gli impianti relativi alla captazione delle sorgenti del Biferno risultano comuni alle due utilizzazioni regionali fino alle successive diramazioni, e pertanto non è possibile determinare in maniera analitica gli oneri relativi alla sola utilizzazione campana;

-           nella determinazione della tariffa applicata dall’ERIM ai comuni, vengono conglobate tutte le spese relative ai vari processi gestionali (captazione, sollevamento, adduzione) sull’intero territorio regionale, mentre la derivazione nell’Acquedotto Campano avviene direttamente nella galleria di Valico del Matese senza sollevamento di linea e senza oneri d’adduzione per l’ERIM.

Con le predette premesse, si è proceduto alla elaborazione di un metodo che, affermando il principio della dovuta partecipazione anche per il passato da parte della Regione Campania, potesse determinare le spese relative ai “centri di produzione” iniziali (captazione), nonché gli oneri e le condizioni gestionali per la captazione delle sorgenti del Biferno:

-           sono stati assunti i dati tecnico-gestionali forniti dall’ERIM;

-           l’incidenza per la sola captazione è stata posta pari al 20%, in linea con le indicazioni riportate in letteratura, considerando il 40% per il sollevamento  (sulla base dei costi energetici fatturati) ed il restante 40% per la successiva adduzione tenendo conto della lunghezza degli schemi acquedottistici molisani;

-           è stata determinata l’incidenza della captazione delle sorgenti del Biferno rispetto a tutti i centri di produzione, come rapporto tra i volumi di acqua utilizzati;

-           è stato calcolato il rapporto tra il volume derivato nell’Acquedotto Campano e quello totale captato dalle sorgenti del Biferno;

Applicando i predetti fattori di riduzione al costo al m3 determinato annualmente dall’ERIM, è stata calcolata l’incidenza annua e media per il volume derivato nell’Acquedotto Campano nella misura del 12% del predetto costo al m3, da applicare ai volumi di acqua misurati nella camera di manovra in località Fosso del Perito in agro di S. Polo Matese.

Sotto l’aspetto gestionale è stato stabilito che:

-           tutte le spese di gestione e manutenzione delle opere e degli impianti relativi alla captazione del Biferno resteranno a carico dell’ERIM, mentre quelle relative alla galleria del Valico del Matese, a valle della finestra di accesso posta in località S.Maria in agro di Guardiaregia, resteranno a carico della Regione Campania;

-           la stessa Regione Campania dovrà sostenere le spese di manutenzione straordinaria relativa alle opere ed agli impianti dell’Acquedotto Molisano Destro ricadenti nel territorio campano;

-           ai comuni campani, serviti dal Molisano Destro, sarà applicata la stessa tariffa al mc determinata dall’ERIM per i comuni molisani;

-           i volumi di acqua derivabili, in territorio campano ed a monte della centrale idroelettrica di Auduni, non potranno superare complessivamente i 320 l/s misurati al manufatto di imbocco della condotta forzata in località Curti in agro di Gioia Sannitica, per garantire una adeguata produzione nella centrale.

Infine si è stabilito che il 7% delle risorse finanziarie, rinvenienti dall’accordo, sarà destinato alla realizzazione di interventi finalizzati ad assicurare il monitoraggio, la tutela e la salvaguardia delle aree interessate dai prelievi, nonché le migliori condizioni ambientali del bacino idrografico.

 

CONSIDERAZIONI

Nel secondo accordo tra le due Regioni, è stata ribadita l’assegnazione alla Regione Molise  della proprietà della centrale idroelettrica di Auduni ed  è stato definito un nuovo quadro di ripartizione delle risorse idriche disponibili dalle sorgenti del Biferno e di compartecipazione della Regione Campania alle spese gestionali ed agli interventi di manutenzione delle opere esistenti.

Dalla nuova ripartizione delle risorse idriche, si può rilevare che:

-           i fabbisogni molisani, primo fra tutti quello relativo al rilascio in alveo di 100 l/s, sono  prioritari;

-           con la riduzione del quantitativo massimo fissato per la Campania (da 3133 l/s a 2583 l/s), si stabilisce un maggior quantitativo a favore del Molise (da 1000 l/s a 1550 l/s);

-           da tale disponibilità deriva la reale possibilità di attivare le procedure necessarie per la effettiva realizzazione dell’ Acquedotto Molisano Centrale.

Sotto l’aspetto finanziario, viene condivisa una metodologia per determinare la quota di partecipazione annua della Regione Campania alle spese di gestione; per fornire l’ordine di grandezza dell’intesa, possiamo quantificare gli introiti complessivi, con riferimento ai dati dell’ultimo anno, in circa 7 miliardi (pari a circa 110 lire per ogni m3 fornito alla Campania) tenendo conto anche della produzione della centrale idroelettrica.

Con la stessa metodologia sono stati quantificati in circa 22,5 miliardi i debiti relativi al periodo 1984-1999 e sono state concordate le modalità di erogazione della predetta somma.

E’ stato, altresì, fissato un importante principio con il quale si inizia a considerare, nella utilizzazione delle risorse idriche, il costo ambientale: il 7% delle risorse finanziarie, rinvenienti dall’intesa, sarà destinato alla realizzazione di interventi finalizzati ad assicurare il monitoraggio, la tutela e la salvaguardia delle aree interessate dai prelievi, nonché le migliori condizioni ambientali del bacino idrografico.

Tale intesa, infine, potrà costituire la base per un complessivo accordo di programma con la Regione Campania e con il Governo centrale per la individuazione, ai sensi dell’articolo 17 della legge n.36/94, di ulteriori risorse finanziare per la realizzazione dei connessi interventi infrastrutturali.

  

Bacino del fiume Fortore

La Regione Molise (delibera di Giunta Regionale 10.07.1989, n.3407) e la Regione Puglia (delibera di Giunta Regionale 18.09.1989, n.4456) hanno concordato di riservare, per i fabbisogni del territorio molisano, una quota di 20 Mm3, comprensiva dei volumi già distribuiti, delle risorse invasate dalla diga di Occhito (della capacità utile di 250 Mm3) sul fiume Fortore.

Per l’attuazione di tale accordo era prevista una prima fase nella quale venivano destinati 5 Mmc per l’irrigazione del comprensorio irriguo di competenza del Consorzio di Bonifica Integrale Larinese, rinviando a successivi provvedimenti la definizione dei programmi per l’utilizzo globale della risorsa riservata.

 

 

CONSIDERAZIONI

Fino ad oggi, la mancanza di una rete infrastrutturale idonea ha consentito la utilizzazione di un minimo quantitativo, prelevato al sifone di Dragonara; la situazione di deficit delle risorse invasate ad Occhito, verificatasi nelle ultime stagioni, ed i considerevoli prelievi effettuati anche per l’uso potabile del territorio pugliese, ha posto in evidenza la problematica relativa alla effettiva disponibilità da valutare, con idonei margini di flessibilità ed affidabilità, nel bilancio relativo ai fabbisogni irrigui molisani.

Nella futura programmazione della rete irrigua, pertanto, dovranno essere considerate le possibili interconnessioni con infrastrutture alimentate da altre fonti di approvvigionamento (ad esempio dall’invaso del Liscione), per assicurare ai sistemi idrici la capacità di potersi adeguare alle mutevoli condizioni e per garantire una adeguata ricaduta per gli investimenti pubblici e privati di settore.

In maniera realistica, si dubita che possano costantemente  essere rispettati gli accordi per i quantitativi concordati; diverse soluzioni, però, dovranno valutare, per la competitività dell’agricoltura molisana, anche i notevoli aggravi energetici necessari per la mancata utilizzazione di una fonte di approvvigionamento posta a quota più alta (quota max regolazione di Occhito 195 m s.m. e quota max regolazione del Liscione 125,5 m s.m.).

Si deve evidenziare, inoltre, la istanza dello stesso Consorzio per la Bonifica della Capitanata di Foggia  per una ulteriore derivazione da realizzare a mezzo dell’ invaso in località Piano dei Limiti, sempre sul fiume Fortore, poco più a valle dello sbarramento di Occhito.

A tale istanza, la Regione Molise ha presentato formale opposizione ritenendo, tra l’altro, non congruenti i previsti volumi invasabili  con la capacità di alimentazione del bacino sotteso, caratterizzato da ridotti contributi di apporti idrici naturali; tale valutazione viene, ancor più, suffragata dal  recente andamento idrologico che ha interessato il bacino a monte della diga di Occhito, con caratteristiche simili e con una estensione dieci volte superiore, e dalle riflessioni formulate dallo stesso Prof. Lotti, uno dei progettisti dell’opera, sulla necessità di un approccio diverso, rispetto a quello utilizzato nell’ultimo cinquantennio per la progettazione degli invasi, nella valutazione dei deflussi con ipotesi di stazionarietà delle serie idrologiche (Forum organizzato dalla rivista “L’Acqua” della Associazione Idrotecnica Italiana).

Bacino del fiume Volturno  

Contestualmente alla proposta tecnica per l’utilizzo interregionale delle risorse idriche delle sorgenti del Biferno, è stata elaborata l’ipotesi di accordo relativa alle acque del bacino del fiume Volturno; tale accordo, approvato dalla Regione Molise (delibera del Consiglio Regionale 16.11.1993, n.300) e dalla Regione Campania (delibera di Giunta Regionale 06.02.1990, n.480), prevedeva quanto segue:

-           trasferimento dalle sorgenti Capo Volturno di una portata  di circa 3200 l/s per l’integrazione dei fabbisogni idropotabili della Campania, dopo aver garantito gli utilizzi in atto nonché le esigenze igieniche ed ambientali;

-           captazione dei deflussi sorgivi del Peccia (falda profonda della zolla venafrana il cui recapito geologico è costituito dalle sorgenti del Peccia in territorio campano) per non più di 2500 l/s da destinare all’Acquedotto della Campania Occidentale. La captazione avverrà previo monitoraggio della falda superficiale della Piana di Venafro e successivo controllo dei livelli di falda;

-           utilizzazione della sorgente San Bartolomeo, con vincolo prioritario di 500 l/s per le esigenze idropotabili (100 l/s), industriali (100 l/s) ed ambientali (300 l/s) molisane ed il surplus, fino ad un massimo di 900 l/s, per l’Acquedotto della Campania Occidentale. I lavori di captazione saranno ripresi secondo il decreto ministeriale di autorizzazione provvisoria e, contestualmente, si attuerà uno studio idrogeologico ed un monitoraggio della falda finalizzati al controllo degli eventuali effetti di subsidenza prodotti dalla captazione; le portate derivate ed i livelli di falda saranno controllati tramite telerilevamento. Inoltre, faranno carico al predetto intervento: la sistemazione e l’arredo urbano dell’area sorgentizia, della fontana e della vasca cittadina, l’adduzione della portata potabile alla testa delle reti urbane di Venafro e di Sesto Campano, l’adduzione della portata igienica nel corso d’acqua;

-           nell’ambito dell’assetto irriguo-industriale delle aree campane e molisane del sistema Volturno, il volume, disponibile con la realizzazione dell’invaso sul Vandra (circa 50 Mm3), sarà  ripartito per il 60% per gli usi irrigui ed industriali del Molise e per il 40% per gli usi irrigui della Campania, con l’affidamento della gestione e dell’uso idroelettrico alla Regione Molise. Il progetto esecutivo dovrà tener conto dei costi dell’eventuale trasferimento della frazione Lotto in un nuovo insediamento abitativo, oppure verranno ricercate soluzione alternative per l’invaso.

 

CONSIDERAZIONI

L’accordo raggiunto riconosce, sostanzialmente, la possibilità per la Regione Campania di prelevare ed utilizzare consistenti risorse dalle sorgenti Capo Volturno, dai deflussi sorgivi del Peccia, dalle sorgenti del San Bartolomeo e dagli accumuli disponibili nel previsto invaso sul Vandra; per il  Molise, oltre alle limitate risorse dalle sorgenti del San Bartolomeo ed alle potenziali disponibilità dal predetto invaso, vengono stabiliti soprattutto criteri e condizioni per il controllo ed il monitoraggio dei prelievi e dei livelli di falda, ed individuati alcuni modesti interventi infrastrutturali per l’area interessata dai prelievi dalle sorgenti del San Bartolomeo.

Per tale ultima utilizzazione, si deve evidenziare che soltanto nella delibera del Consiglio Regionale del Molise, è previsto che “la gestione delle opere di sorgente realizzate saranno affidate al Molise con previsione di un sistema di telecontrollo per la Regione Campania”, mentre  da ambedue i provvedimenti risulta che “le spese di gestione e manutenzione dell’opera di presa del San Bartolomeo e della galleria del Valico del Matese, sopportate dall’ ERIM, saranno ripartite a carico delle due regioni in misura proporzionale alle relative quantità di acqua da ciascuna derivata”.

Riguardo alla prevista diga sul Vandra, si deve osservare che la relativa realizzazione contrasta con le attuali prescrizioni formulate dal Consiglio Regionale, e comunque richiederebbe lo spostamento della frazione Lotto del comune di Forli del Sannio.

Si ritiene necessario, pertanto, un riesame dell’accordo raggiunto, quanto meno per le parti non ancora oggetto di interventi realizzati o in corso di realizzazione, che tenga conto in maniera adeguata anche dei costi ambientali relativi ai prelievi effettuati, applicando il principio condiviso per il bacino del Biferno.

Per completezza di informazione, si deve rilevare che nel bacino del fiume Volturno è stata realizzata, in territorio campano, la diga di Campolattaro che accumula i deflussi del bacino del Tammaro, affluente del Volturno; tale invaso, della capacità utile di circa 100 Mm3, è sotteso da un bacino idrografico di 256 Km2 interessante per circa il 50% il territorio molisano.

Per le caratteristiche orografiche dell’area molisana, si può stimare un contributo idrologico superiore alla predetta percentuale.